ROMA Il reclamo dei Verdi contro il Mose, il sistema di paratie mobili alle bocche della laguna di Venezia, è stato accolto. La Commissione europea ha inviato al governo italiano una lettera di messa in mora che rappresenta l'avvio della procedura d'infrazione. «La Commissione», si legge nella lettera inviata ai firmatari dell'esposto, «ha ritenuto che, non avendo identificato né adottato misure idonee a prevenire l'inquinamento o il deterioramento degli habitat, la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi derivanti dalla direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici». Una direttiva che non si occupa solo dei migratori ma tiene conto dell'equilibrio complessivo dell'ecosistema coinvolto. Secondo i dati contenuti nel reclamo firmato dal presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, dalla parlamentare veneziana Luana Zanella e dal presidente dei Verdi europei Monica Frassoni, l'impatto del Mose è particolarmente pesante. Le critiche si raggruppano in quattro filoni. Il primo capitolo è un elenco delle conseguenze negative sull'ambiente: 5 milioni di metri cubi di materiale mosso, un'isola artificiale di 9 ettari, la devastazione di alcuni tratti del litorale, l'inquinamento da zinco. La seconda accusa riguardai costi: secondo i Verdi i 3,7 miliardi di euro necessari alla costruzione delle dighe, più gli alti costi di manutenzione, rappresentano un fardello controproducente. La terza contestazione è sull'utilità; il Mose sarebbe una struttura obsoleta, che diverrebbe inefficace con un aumento del livello del mare di 30 centimetii, aumento considerato probabile dai climatologi. La quarta imputazione verte sullapenalizzazione di alternative più efficienti e meno costose: il riequilibrio idraulico della laguna, il blocco delle petroliere, l'innalzamento delle insulae grazie all'iniezione di materiale espansivo in profondità. Un quadro allarmante che ora, su indicazione di Bruxelles, dovrà essere approfondito. È la vittoria del "partito del no"? «Noi vogliamo dire molti sì», risponde Pecoraro Scanio. «Sì a un grande progetto di riequilibrio idrogeologico nell'area veneziana e in tutta l'Italia. Sì alle opere pubbliche neces-sarie e approvate dalle comunità locali: quelle che servono veramente e che producono occupazione anche nel lungo periodo. Ma per dire questi sì bisogna evitare di dilapidare miliardi di euro in opere inutili che svuotano le casse pubbliche. E non lo sosteniamo solo noi: lo sostengono anche i diretti interessati. Se il sindaco e la giunta di Venezia si oppongono al Mose una ragione oggettiva ci sarà pure. È assurdo che si progetti un'opera con un impatto economico e ambientale così devastante e nello stesso tempo si pensi di riprendere le estrazioni petrolifere in Adriatico che aggraverebbero la subsidenza, cioè la discesa del terreno su cui poggia Venezia». Adesso tocca al governo rispondere agli appunti di Bruxelles.
La Ue contro il Mose: rovina la laguna
La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora al governo italiano per aver violato la direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici. Il reclamo dei Verdi contro il Mose, il sistema di paratie mobili alle bocche della laguna di Venezia, è stato accolto. I Verdi criticano l'impatto ambientale e economico del progetto, che include la devastazione di alcuni tratti del litorale, l'inquinamento da zinco e costi elevati. La Commissione europea ha ritenuto che il governo italiano non abbia identificato misure idonee a prevenire l'inquinamento o il deterioramento degli habitat.
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