CAGLIARI. «In Sardegna è urgente trovare luoghi di sperimentazione che sappiano produrre modelli nuovi di gestione». Così Marcello Madau, archeologo e storico dell'arte antica, in un recente dibattito, ospitato dalla Nuova Sardegna, su che cosa significa oggi non soltanto tutela, ma anche fruizione di massa dei beni culturali. «La rete diffusa nel territorio rilevava Madau può essere gestita compiutamente solamente dal basso (ed è l'unica speranza che ha per sopravvivere e proporre se stessa) e solamente da una rete non meno straordinaria di professionalità. E' proprio l'interrelazione profonda di archeologia e saperi orali, di letteratura scritta e notizie d'archivio, di profili storico-artistici e di giacimenti etno-musicologici, di letture antropologiche della tradizione e del popolo (che brutta la censura al termine "demo" per i beni ora "etnoantropologici" nel nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio firmato da Urbani), di spazi ambientali, coste e centri storici, infine di necessità di conservazione e restauro che rende necessario un lavoro collettivo ad alta professionalità e una contaminazione di esperienze lavorative profonda, l'unica in grado di provare a capire e tutelare (la tutela parte dalla conoscenza) davvero il territorio». Un modello integrato, insomma, in direzione del quale si muovono ora i primi passi. La giunta regionale, per iniziativa dell'assessore alla Cultura, Elisabetta Pilia, ha siglato un protocollo d'intesa con il ministero dei Beni culturali che ha come obiettivo la razionalizzaziqne e il coordinamento degli interventi della Regione e dello Stato nel settore. «Il Codice Urbani dice la Pilia prevede un coinvolgimento degli enti locali nell'attività di tutela e di valorizzazione. E' il riconoscimento del ruolo decisivo che, anche in questo campo, possono svolgere le autonomie locali. Un ruolo che noi intendiamo assumere coinvolgendo anche Province e Comuni. La finalità principale è quella di integrare, in un unico modello di gestione, le diverse istanze istituzionali, partendo, per una volta, non dall'alto, ma dal basso». In concreto significa che la regione, d'accordo con Province e Comuni, potrà proporre progetti di tutela e di valorizzazione che tengano conto delle caratteristiche e delle vocazioni dei singoli territori dell isola, dentro un quadro di programmazione che non escluda le funzioni e il ruolo degli organi decentrati del ministero, in primo luogo le soprintendenze. Meno dispersione, più coordinamento e, soprattutto, attenzione alle specificità locali. «Il protocollo d'intesa dice l'assessore Pilia prevede l'istituzione di un Comitato paritetico, che si avvale di un gruppo di lavoro tecnico, per un confronto permanente sui temi della pianificazione paesaggistica e sulla definizione di forme coordinate per l'esercizio della tutela e di un'adeguata valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura nella nostra isola». E' insomma la strada dell'interrelazione tra saperi e competenze, sostenuta da una rete istituzionale integrata, che è l'obiettivo individuato dal dibattito cui si faceva cenno all'inizio. La Sardegna è tra le poche regioni italiane che hanno attivato gli strumenti di collaborazione con il ministero previste dal Codice Urbani. Uno strumento che offre prospettive interessanti non soltanto per la tutela dei monumenti o dei siti archeologici, ma anche per la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio. «Un discorso dice la Pilia al quale siamo particolarmente sensibili e rispetto al quale il protocollo d'intesa con il ministero offre nuove opportunità».