Come salvare i beni culturali se l'Unione andrà al governo? Il programma è pronto, lo ha sintetizzato in un'intervista su queste pagine pochi giorni fa la senatrice Ds Vittoria Franco e Libero Rossi, responsabile nazionale del settore della Cgil, se ne rallegra e condivide l'approccio «serio». «D'altra parte - scrive in una nota - la confusione in cui è ridotto il ministero non consente più temporeggiamenti». Vale perciò la pena discutere del programma. «Il primo problema importantissimo è quello dei fondi e delle risorse, da sempre risicati e inadeguati». Per fare una politica di tutela adeguata è «fondamentale la programmazione ordinaria e a lunga scadenza». Ma «una tantum e leggi speciali» non bastano, servono piuttosto «certezza e continuità dei finanziamenti». E qui Rossi si «sorprende che le fonti di finanziamento siano individuate nel gioco del Lotto e nell'8 per mille, vale a dire al di fuori della legge finanziaria. Se la cultura è fondamentale, e lo è, non si capisce per quale oscura ragione le spese per sostenerla non debbano rientrare, a pieno titolo, nella legge di bilancio». Altri ministeri, nota il sindacalista, non verrebbero mai finanziati così. È ottimo, per il sindacalista, che si voglia portare i finanziamenti culturali dall'attuale 0,33 del bilancio statale all'1, ma ritiene il voler tornare al 2001 del centrosinistra un proposito puramente «teorico» perché i costi sono cambiati. Ottimo voler «sfoltire i vertici ministeriali», assumere funzionari vista la carenza sempre più grave nelle soprintendenze, ma, dice all'Unione, ricordatevi di adeguare gli stipendi di chi, come storici dell'arte e architetti, dopo 25 anni e a fronte di forti responsabilità guadagna 1.500 euro. Rossi dissente invece da Vittoria Franco sulle direzioni regionali: «Le direzioni generali e quelle di staff del ministero vanno semplicemente soppresse, quelle regionali hanno dato risultati catastrofici, per cui vanno riviste oppure soppresse».
Beni culturali: la Cgil rilancia
La senatrice Ds Vittoria Franco e Libero Rossi, responsabile nazionale del settore della Cgil, ha sintetizzato il programma per salvare i beni culturali in un'intervista. Il primo problema è quello dei fondi e delle risorse, che sono sempre risicati e inadeguati. Per una politica di tutela adeguata è necessaria la programmazione ordinaria e a lunga scadenza. Rossi si sorprende che le fonti di finanziamento siano individuate nel gioco del Lotto e nell'8 per mille, al di fuori della legge finanziaria. Secondo Rossi, i finanziamenti culturali dovrebbero rientrare a pieno titolo nella legge di bilancio, come gli altri ministeri.
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