Un papiro unico per una mostra unica». Così Salvatore Settis, grande studioso del mondo antico, ha definito l'iniziativa "Le tre vite del papiro di Artemidoro. Voci e sguardi dall'Egitto greco-romano", presentata ieri mattina all'Accademia delle Scienze nell' ambito delle Olimpiadi della Cultura. Al centro dell'esposizione che aprirà l'8 febbraio a Palazzo Bricherasio, l'eccezionale reperto di epoca ellenistica rintracciato una decina di anni dallo stesso Settis e dal papirologo Claudio Gallazzi e acquistato lo scorso anno dalla Fondazione per l' arte della Compagnia di San Paolo per le collezioni del Museo Egizio. «Un documento unico - ha proseguito Settis - perché rappresenta la carta geografica più antica della storia occidentale, ma anche un rarissimo repertorio di animali reali e fantastici e una sorta di taccuino d'artista». Lunga, complessa e addirittura rocambolesca la storia di questo papiro, che dopo la mostra torinese - uno tra i principali eventi artistici offerti a cittadini e turisti durante i Giochi - partirà per un tour tra Europa e Stati Uniti, per fare quindi ritorno nel museo di via Accademia delle Scienze. Come ha raccontato Gallazzi, dopo essere servito come supporto ad Alessandria verso il 30-40 avanti Cristo per la trascrizione di un testo perduto del geografo Artemidoro di Efeso e, nel secolo successivo, per varie esercitazioni di bottega, fu ridotto a materiale da macero per entrare poi casualmente a far parte dell'involucro di una mummia e quindi di una collezione privata tedesca. La mostra prevede anche l'esposizione di mappe, rappresentazioni di animali, argenti, ceramiche e ancora illustrazioni, ritratti e statue di divinità, pitture e oggetti. I reperti provengono, oltre che dallo stesso Egizio, da una trentina di altri musei.