Marsiconuovo, a 25 anni dal sisma solo 3milioni POTENZA - E' custodito in decine di fascicoli depositati negli scaffali di Soprintendenze e Comuni il valore del patrimonio artistico ed architettonico lucano. Documenti su castelli, chiese, conventi che giacciano da anni in attesa che qualcuno si accorga di loro. Già, perché questo «tesoro» è come un fantasma. Una presenza che aleggia per strade, vicoli, paesi, il più delle volte tra l'indifferenza e la non curanza, semplicemente perché sigillato, abbandonato, distrutto. Da venticinque anni, infatti, in alcuni comuni della Basilicata esistono strutture «transennate» o «chiuse» al pubblico. Non edifici qualsiasi, ma monumenti, danneggiati dal sisma del 1980 e dalle scosse che ne sono seguite e che, ancora oggi, esattamente dopo un quarto di secolo, aspettano di ritornare all'antico splendore. I segni del sisma sul fronte del patrimonio culturale, in moltissimi casi, infatti, sono ancora apertissimi. Ma non solo. Rischiano di non chiudersi mai, perché ogni anno che passa su questi edifici cade 1' oblio. Così sempre meno cittadini si ricordano, sempre meno amministratori destinano fondi alla loro sistemazione, sempre meno giovani hanno la fortuna di visitarli e conoscerli. Un esempio emblematico di tutto questo è Marsiconuovo, antico centro dell'Alta Val d'Agri, in cui si condensano tre casi emblematici dello stato in cui versa il patrimonio architettonico lucano. Il primo è legato alla Cattedrale di San Giorgio, realizzata nel 1131, nei secoli abbattuta e ricostruita, e infine distrutta parzialmente dal sisma del 1980 che ne ha fatto crollare la cupola e parte dell'abside. Dopo un intervento della Soprintendenza ai Beni Architettonici che ne ha ricostruito parzialmente i volumi, l'edificio da venticinque anni è chiuso al culto e le opere che vi erano custodite (tra cui dipinti seicenteschi e settecenteschi, statue del Trecento e del Quattrocento) sono depositate negli uffici di Curia, Comune e Soprintendenza in attesa di restauro. O-ra, finalmente, grazie ai fondi dell'Accordo di programma tra Ministero e Regione, sono stati stanziati tre milioni di euro per gli interventi di sistemazione e nei prossimi mesi dovrebbero iniziare i lavori. Un quarto di secolo dopo la chiusura. Indubbiamente un record. Di fronte ad una vicenda che è in via di soluzione, un altro edificio, però, rischia di avere un destino infausto: l'ex convento dei Cappuccini. Costruito nel 1560 fu tra i primi cinque realizzati in Basilicata. Alla fine del 1866 fu abbandonato e venduto a privati. Semidistrutto, pericolante, in uno stato di terribile degrado, è stato vincolato dalla Soprintendenza come «bene monumentale» e la stessa ne ha sollecitato la risistemazione. I proprietari, però, sostengono di non avere i fondi per ristrutturarlo, il Comune ha proposto loro di averlo in comodato d'uso gratuito ma oltre qualche riunione (l'ultima nel 2004) nulla è stato concretizzato. Così il convento continua a perdere pezzi, diventando sempre più un simbolo dell'incuria. Prima che il tempo si abbattesse su di essa, distruggendola, infine, un'altra struttura è caduta sotto i «colpi» dell'uomo: il mulino del conte. Opera del 1295 è arrivata quasi intatta sino all'anno scorso, quando prima che la Soprintendenza potesse concludere l'iter per vincolarla (durato due anni) è stata completamente abbattuta. Da chi? Per quali motivi? Dovrà stabilirlo la Magistratura che sulla vicenda ha avviato un'indagine.