Dal pennacchio di Montezuma alla stele di Rosetta: tutti i simboli reclamati ROMA È la prima restituzione ufficiale alla Grecia di un marmo del Partenone. Un frammento del lato nord del fregio che dal 1871 sì trova nel Museo di antichità dell'Università di Heidelberg. Mercoledì scorso il rettore ha firmato l'atto di "donazione permanente". Entro il 2006 tornerà in patria. È un frammento veramente piccolo, il rilievo di un tallone, ma è il gesto che conta. «Un atto di enorme valenza simbolica», recita una nota ufficiale del premier greco Karamaniis. Che sottolinea anche come l'Università di Heidelberg consideri la restituzione un " dovere verso l'umanità". Ed è difficile non vedervi allusione al persistente rifiuto da parte del British Museum di consegnare i marmi Elgin alla Grecia. Ma Ange-los Chaniotis, vice rettore dell'Università di Heidelbeig, invita alla cautela: «Non intendiamo affatto creare un precedente per altre possibili restituzioni. Il nostro frammento combacia con una lastra conservata ad Atene e ci è parso doveroso riunire le parti. La nostra decisione è dettata dal fine squisitamente scientifico di promuovere la riunificazione del Partenone. Ogni monumento ha valore e significato solo se visto nella sua interezza, e per questo noi abbiamo già favorito la riunificazione di frammenti di opere d'arte attraverso scambi con altri musei. A maggior ragione lo facciamo col Partenone che è tesoro unico e appartiene all'umanità intera». Per questo Chaniotis, pur riconoscendo che anche le grandi collezioni museali (come il British Mu-seum o il Louvre) sono un bene in sé, non nasconde l'auspicio di poter vedere un giorno tutti i marmi del Partenone riuniti sotto un unico tetto. Ma per la Grecia il Partenone è soprattutto il simbolo nazionale, l'essenza della grecità. E i simboli, forze aggreganti di un popolo, devono restare in patria. Oramai ne sono convinti tutti,in ogni parte del globo. Chi se l'è visto sottrarre ora lo rivuole. E capita che tali simboli abbiano spesso lasciato la patria prima del 1970, anno a partire dal quale una convenzione Unesco tutela i beni usciti illecitamente da un paese. Sono tesori sottratti in epoca coloniale, o come bottino di guerra, o in base ad accordi poco trasparenti come per l'appunto i marmi del Partenone ora a Londra. Le battaglie per riaverli sono lunghe e complesse. Da anni i maggiori musei del mondo sono cinti d'assedio e la morsa non si allenta. Alcune richieste sono state esaudite: gli Indiani d'America e gli Aborigeni australiani hanno già riavuto non pochi tesori. L'Etiopia ha ottenuto il tabot (pannello con l'Arca dell'Alleanza) di Edinburgo e la stele di Axum sottratta da Mussolini. Ma reclama ancora ai britannici il tesoro di Maqdala, e all'Italia la promessa erezione della stele e l'aereo di Selassié. E comunque lei stessa si vedrà presto recapitare una richiesta da parte dell'Eritrea di riavere i tesori sottratti durante gli anni dell'annessione. Pare una catena senza fine. Le ultime notizie in merito giungono dal Messico, che solleciterà con forza all'Austria la restituzione del pennacchio di Montezuma. Da anni l'Austria si oppone, e dubita che il prezioso copricapo appartenesse effettivamente al sovrano azteco. Ma per i Messicani ciò poco conta rispetto all'immenso valore dell'oggetto per la storia nazionale. E se nulla accadrà entro maggio, interverrà personalmente il presidente Vìcente Fox. Mentre Alejandro Toledo, primo presidente indigeno del Perù, per il centenario della "riscoperta" di Machu Picchu (2Q11) vuole riavere in patria i tesori portati da Hiram Bingham all'Università di Yale con l'avallo dell'allora presidente peruviano Augusto Leguìa. Toledo dice che era solo un prestito per motivi di studio, e minaccia di citare in giudizio l'università americana. Infine l'Egitto preme per riavere cinque icone dell'identità nazionale: la stele di Rosetta, il busto di Nefertiti, lo Zodiaco di Deriderà, le statue degli architetti Hemiunu e Anchhaf. Li considera dei furti e l'estate scorsa ha chiesto l'appoggio dell'Unesco per reclamarli. Ma non è sempre chiaro se lì rivendica tout court o si accontenta di uno scambio o prestito temporaneo. Lo scambio di opere è una tendenza, impostosi anche grazie a un'intensa politica dell'Italia che lo caldeggia come soluzione più ragionevole rispetto a improponibili restituzioni di massa. E come utile mezzo per promuovere all'estero il patrimonio di una nazione. Persino la Grecia ha avanzato al British Mu-seum proposte di scambi o condivisione delle opere, rimaste comunque inascoltate. E nel 2002 il frammento di fregio del Partenone del Museo Salinas di Palermo pareva prossimo a uno scambio con l'elmo di Gerone di Siracusa. Ma anche in questa forma l'operazione ha incontrato forti resistenze. In questo continuo rimando di richieste, rifiuti e accese discussioni a livello mondiale si profila un pericolo nel mondo della cultura. Non pare azzardato dire che un rischio di destabilizzazione del sistema museale mondiale è in agguato.
Torna a casa un fregio del Partenone
L'Università di Heidelberg ha restituito ufficialmente alla Grecia un frammento del Partenone, un rilievo di un tallone, che era stato donato al museo nel 1871. La restituzione è stata considerata un atto di grande valenza simbolica e il rettore dell'Università ha firmato l'atto di "donazione permanente". La Grecia ha richiesto la restituzione di molti altri simboli, tra cui il pennacchio di Montezuma, la stele di Rosetta e il busto di Nefertiti, che sono stati sottratti in epoca coloniale o come bottino di guerra. Le battaglie per riavere questi tesori sono lunghe e complesse, e molti altri musei del mondo sono cinti d'assedio.
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