Nell'ambizioso progetto di arte contemporanea anche sculture psichedeliche e 'neopop' Per la prima volta un'intera città italiana si trasforma in un immenso laboratorio di arte giovane, attraverso un percorso che unisce sette spazi museali pubblici, che accolgono le opere di 75 emergenti arrivati da tutto il mondo. E' la Triennale di Torino e si chiama TI uno dei più ambiziosi progetti di arte contemporanea mai realizzati nel nostro paese, che ha permesso alla città sabauda di diventare il secondo polo espositivo italiano dopo la Biennale di Venezia, attraverso lo sforzo congiunto della Galleria d'Arte Moderna, il Castello di Rivoli e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Tre prestigiosi musei che hanno ideato e promosso la prima edizione di questa ambiziosa triennale aperta fino al 19 marzo 2006, curata da Francesco Bonami e Carolyn Christov-Bakargiev e intitolata "La Sindrome di Pantagruel" (www.torino-triennale.it. Catalogo Skira). Una sindrome inventata dai due critici d'arte per indicare 1 a tendenza al gigantismo dell'attuale sistema dell'arte internazionale, caratterizzato da un proliferare di occasioni espositive sempre più grandi e dispersive. Così per TI i curatori hanno invitato gli artisti selezionali a realizzare opere di grandi dimensioni, seguendo i modelli indicati da due testimonial d'eccezione. Si tratta della colombiana Doris Salcedo, protagonista di un'accurata antologica ospitata al Castello di Rivoli, e del giapponese Takahashi Murakami, proposto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Così, se le opere realizzate con oggetti quotidiani carichi di sofferenza della Salcedo propongono una riflessione concettuale e inferiore sui drammi sociali vissuti dalla Colombia, le sculture psichedeliche e neopop di Murakami trasformano l'immaginario dei manca aiannonesi in un universo delirante e colorato. Due filoni opposti ma complementari che costituiscono l'ideale fìl rouge che lega traloro le opere dei 75 giovani, che hanno utilizzato diversi linguaggi espressivi, dalla pittura al video. Come ogni rassegna di arte emergente che si rispetti all'alba del terzo millennio, trionfano le tecnologie multimediali, utilizzate dai diversi artisti per esprimere il loro pensiero sul mondo che li circonda. Al Castello di Rivoli il peruviano Armando Andrade Tutela ridicolizza gli spot pubblicitari degli anni sessanta, la pakistana.Nalimi Malani mostra attraverso una suggestiva installazione i mutamenti sociali dell'India di oggi e l'argentino Miguel Angel Rios riprende il popolare gioco messicano delle trottole, trasformate in una metafora della vita quotidiana. Di grande intensità l'installazione sonora della scozzese Susan Philipsz nella chiesa di Santa Croce a Rivoli, mentre alla Galleria d'Arte Moderna segnaliamo il concerto di musica egiziana dell'inglese Hassan Khan e il video della turca Chala Radimi, dedicato alla vita sociale che si svolge all'interno di una moschea. Una conferma del talento della giovane italiana Ra di Martino è la videoinstallazione "The dancing kid"alla Fondazione Sandretto, che reinterpreta in chiave ironica i film western, così come appaiono molto riuscite le opere di un altro italiano, Paolo Chiase-ra e di uno spagnolo, Jorge Peris, esposte al Palafuksas. Peri palati forti invece consigliamo l'opera della Arava Rasdjarrearn-sook, che impartisce una lezione sul mistero della morte ad un gruppo di cadaveri in un obitorio.