La polemica inutile tra istituzioni e le multe in arrivo. Accuse dalla Provincia: soltanto il capoluogo non riesce a fare una serie selezionesull'immondizia. CAGLIARI. L'altra faccia della polemica Regione-Comune sull'emergenza rifiuti è quella del cittadino che prenderà una sberla con le prossime bollette. L'unica cosa che si comprende bene dalle dichiarazioni del sindaco e da quelle dell'assessore regionale è che Cagliari sarà multata, non importa (sotto questo profilo) per colpa di chi e la bolletta media di 157 euro subirà un'impennata. In cinque anni le tariffe sono cresciute del 68,7 per cento come informano gli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, i quali sottolineano che la Sardegna e Cagliari in particolare tendono ad aggiudicarsi tutti i primati negativi: solo il Molise è più lenta della Sardegna nell'adeguarsi al decreto Ronchi, ma Cagliari riesce a essere al 5 posto fra le città per i rialzi delle tariffe negli ultimi 5 anni senza, però, come altre, aver innescato un'efficiente raccolta differenziata. Gli ambientalisti hanno calcolato che, se anche non ci sarà la sanzione, i cagliaritani per il 2006 pagheranno una media di 190 euro l'anno e senza aver raggiunto almeno la media nazionale del 21 per cento di 'differenziato'. Si è capito che la multa arriverà perché il Comune non riesce a dividere i rifiuti in modo da mettere da parte un dieci per cento di immondizia umida. D'altronde, un giro per la città, ieri mattina, confermava quel che le percentuali denunciano: non è semplice nel capoluogo essere cittadini virtuosi sul fronte immondizia. E non c'è bisogno di andare fino alle trascurate periferie: ovunque i cassonetti per la raccolta indifferenziata, quelli di alluminio che resistono negli anni, sono ancora dove li abbiamo sempre visti, mentre risultano rari e, come già detto, poco adatti al bisogno, quelli gialli, rossi e azzurri. Ci si faccia caso: in centro, lungo ciascun isolato, su almeno tre strade compaiono i cassonetti per l'indifferenziato mentre quelli per carta, plastica e vetro risultano raggruppati in una strada soltanto oppure proprio non ci sono. Rosaria Congiu assessore provinciale all'ambiente non ha dubbi: fino a quando ci saranno in giro i cassonetti indifferenziati, la raccolta divisa per materiali si fermerà sempre su percentuali minime. In materia di rifiuti la Provincia deve fare due cose: dare esecuzione al piano regionale con un piano proprio, condurre i controlli anti inquinamento sugli impianti dell'intera filiera dello smaltimento. A proposito del primo aspetto valga un esempio: se la Regione stabilisce che le discariche di servizio per un inceneritore debbano andare in aree ritenute idonee sulla base di una serie di parametri, l'ente chiamato a stabilire quali siano queste aree nel territorio è la Provincia. Non è un esempio casuale perché il tema discarica di servizio apre un capitolo controverso dell'attuale emergenza. La discarica di servizio serve per le ceneri della termovalorizzazione (dalla combustione dei rifiuti si produce energia elettrica), Tecnocasic cerca da anni una discarica alternativa a Sarroch (colma), ma tutte le pratiche aperte e fallite hanno portato alla fine nell'unico impianto pronto a salvare il capoluogo e i dintorni con ampliamenti ripetuti. Si parla della discarica di Ecoserdiana ormai giunta al riempimento che, anche stavolta, sarebbe pronta ad allargarsi, ma le popolazioni si sono ribellate e vantano i comuni del Parteolla (territorio di appartenenza della discarica) come virtuosissimi col 70 per cento di raccolta differenziata avviata capace di produrre premi e non multe da scaricare sui cittadini. Insomma Tecnocasic dovrà tirare fuori dal cassetto proposte finalmente accettabili (le aree le individua la Provincia ma la proposta dei siti deve giungere dall'entità interessata alla discarica): due arrivate in passato sono state bocciate perché non hanno retto alla valutazione di impatto ambientale, quelle successive risalgono al novembre scorso, l'assessore garantisce un'istruttoria attenta, ma si racconta che il sito non sia individuato con troppa chiarezza (uno ad Assemini, l'altro a Uta) e, soprattutto, uno di questi due, se la cartina non è eccessivamente infedele, è a ridosso di un corso d'acqua. Altra questione su cui Tecnocasic dovrebbe affrettarsi è l'annunciato impianto per produrre compost (concime) dal rifiuto umido: ora c'è solo uno scavo, ci si chiede come mai Tecnocasic insista a suggerire di ricevere l'autorizzazione a impegnarsi nella preselezione di tutti i rifiuti che non sono carta, plastica, vetro e alluminio se, nella realtà di questi giorni, non sa dove mettere le ceneri e tantomeno è pronto per produrre compost. Infine, le tariffe per la termodistruzione. Anche secondo l'assessore Congiu si tratta di cifre eccessive che i comuni soci di Casic-Tecnocasic avrebbero il dovere di mettere in discussione: perché finora nessuno l'ha fatto?