Verso lo scontro alle Camere: per Lunardi è «modernizzazione», per l'Ulivo un atto incostituzionale ROMA Dopo undici anni di assoluta centralità nel sistema degli appalti italiani, il Governo Berlusconi manda in pensione la legge Merloni. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in via preliminare il Codice unico degli appalti di lavori pubblici, servizi e forniture, che recepisce le direttive comunitarie 17 e 18 del 2004. Ora lo schema di decreto legislativo va all'esame delle commissioni parlamentari, dove già si annuncia battaglia da parte dell'Ulivo, e della Conferenza unificata Stato-Regioni. Per il mercato dei lavori pubblici il cambiamento sarà profondo: sarà superato l'approccio della legge Merloni, tutto finalizzato alla trasparenza del sistema una gara per ogni appalto con pochissime e controllate eccezioni e si introdurranno forti elementi di flessibilità. Si ampia, per esempio, la possibilità di ricorso alla trattativa privata (o procedura negoziata) eliminando i paletti imposti dalle norme nazionali. Salta, cioè, un vero pilastro del sistema italiano, eredità della lezione di Tangentopoli. Altra novità: l'appalto integrato, che trasferisce all'impresa realizzatrice anche il controllo della progettazione esecutiva, si potrà diffondere senza più limiti. E ancora: si alza da 100mila a 211mila euro la soglia entro cui si possono affidare incarichi di progettazione anche senza gara formale. Verranno poi introdotte nuove forme di contratto, come l'accordo quadro, che consente di scegliere un'impresa per una catena di appalti affidabili nel tempo. Compare il dialogo competitivo, che consente alle imprese di discutere il progetto prima ancora di metterlo a gara. Sono regolate anche le gare ordine. Soppresse, invece, altre due novità destrutturanti per il mercato: l'affidamento in-house dei lavori e la trattativa privata per le concessioni. Il Governo interpreta questo cambiamento profondo come un allineamento alle regole europee e una modernizzazione che «consentirà di ra-zionalizzare e semplificare le procedure di scelta del contraente e di selezione delle offerte». «Maggiore libertà ha detto il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi anche per gli operatori economici che potranno avvalersi, per la partecipazione alle gare, dei requisiti di altre imprese. Per favorire la trasparenza, inoltre, è stata inserita una disposizione, fortemente voluta dal mio ministero, che consentirà di eliminare dal mercato i certificati falsi di lavori. Questo dovrebbe impedire fenomeni di concorrenza sleale, tutelando l'imprenditoria sana che costituisce la forza trainante dell'economia italiana». Dall'opposizione, invece, parte l'accusa di incostituzionalità per eccesso di delega. Questo rischio era stato già sottolineato dagli osservatori nelle settimane scorse, dopo la conclusione dei lavori della commissione De Lise (si veda II Sole-24 Ore del 13 dicembre): più volte in Parlamento, il Governo aveva assicurato che non vi sarebbe stata rivoluzione nella disciplina dei lavori pubblici. Ora l'opposizione rilancia l'argomento per fermare il provvedimento. Fuoco di sbarramento da Ds e Verdi. «Una totale riscrittura della legislazione sugli appalti, fatta in sordina e senza aver mai avuto una delega dal Parlamento, ci lascia allibiti», ha detto il capogruppo in commissione Lavori pubblici della Camera, Fabrizio Vigni. «È un'operazione del tutto illegittima. L'unica delega che il Governo ha avuto è stata esclusivamente per recepire nel nostro ordinamento alcune parziali modifiche derivanti dalle ultime direttive europee». Anche i Verdi sparano a zero sul nuovo codice, denunciando «procedure illegittime e incostituzionali». La capogruppo in commissione dei Lavori pubblici del Senato, Anna Donati, afferma che «il codice in materia di appalti forniture e servizi costituisce l'affondo finale del Governo Berlusconi alla legge Merloni, che viene cancellata per consentire maggiore discrezionalità" e trattativa privata, a spese della trasparenza e della concorrenza».