DIRE «no grazie» all'Unesco? E' come gettare il termometro per non misurarsi la febbre e illudersi di star bene: il problema non è accettare o respingere i suggerimenti dell'Organizzazione Onu per la Scienza e la Cultura, ma avere o non avere norme chiare e severe a livello locale. L'Italia, superpotenza dell'Arte che riunisce sul proprio territorio oltre la metà dei Beni della Terra, invita il tedeschi a risparmiarsi «solenni sciocchez-ùze». «Il tutore primo che deve evitare ferite al paesaggio o all'architettura - dice il sottosegretario Nicola Bono - è lo Stato. Inutile tirare in ballo l'Unesco e i suoi ipotetici vincoli. Da noi che, in questo campo, abbiamo le leggi più drastiche del pianeta, avviene così». La «lezione» arriva da Siracusa che, proprio ieri, alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi, è stata ufficialmente dichiarata «patrimonio dell'Umanità» insieme con la necropoli di Pantalica. Il Belpaese ha raggiunto, così, un altro primato. E' quello, al mondo, con il maggior numero di siti «laureati»: 40 su 412. Onorevole, sia sincero: in Italia siamo così bravi da non aver mai avuto un attrito con l'Unesco? «Qualche screzio, nulla più, quando volevamo candidare le Dolomiti. Alcuni sindaci pensavano che, dopo, non avrebbero potuto costruire neppure una seggiovia. Abbiamo spiegato loro che non è così: se gli impianti rientrano nei piani di gestione già previsti dal ministero, l'agenzia dell'Onu non dirà certo no. E ora questi monti e il loro contesto saranno portati "a giudizio" nel 2007. Per l'anno prossimo verranno "esaminati" l'intera via Garibaldi di Genova e i Rolli, gli sfolgoranti palazzi nobiliari che, negli anni della Repubblica, ospitavano le personalità di passaggio». Architetto Manuel Guido, lei è coordinatore dell'ufficio dell'Unesco presso il ministero per i Beni Culturali: non ricorda qualche altro «schiaffo» dell'organizzazione internazionale al Paese «con le leggi più severe del mondo»? «Davvero poche cose. La questione d'una cava di pomice alle Eolie già praticamente risolta e quella relativa alla A31 di Val d'Astico che doveva passare a 800 metri da una villa del Palladio. E' stato variato il progetto e, oggi, l'autostrada in quella zona corre "in trincea". Il nodo non cambia mai: raggiungere uno sviluppo sostenibile». In Germania hanno preso in considerazione il rapporto costi-benefici e dedotto che la «medaglia d'oro» dell'Unesco ha uno scarso valore aggiunto sia per quanto riguarda l'attualità, sia in prospettiva. Manuel Guido: «Intanto bisognerebbe sostenere a gran voce che investire in cultura è una finalità inderogabile per uno stato civile, indipendentemente dal fatto che possa diventare fonte di reddito». Giusto, ma visto che «pecunia non olet», scendiamo dall'empireo dei principi e confrontiamoci con il sano pragmatismo di chi deve gestire i luoghi dell'arte della storia. «Allora pensiamo a Matera, diventata patrimonio dell'umanità nei primi anni 90. Il riconoscimento è stato un imponente lancio turistico. Chi aveva mai visto pullman di giapponesi accanto ai "Sassi"? Analoga considerazione, con i dovuti "distinguo", va fatta per gli itinerari barocchi del Val di Noto». Il sottosegretario Bono parla della necessità di ricorrere a «sinergie strategiche», forse più facili da noi che altrove: «Un esempio: Siracusa è vista da tutti come angolo greco, romano, arabo, normanno, svevo, aragonese, barocco. Ma non propone solo «pietre eccellenti»: come tanti luoghi d'Italia, è centro d'una grande cultura enogastronomica, terreno sul quale altri Paesi non possono competere. Diciamolo a bassa voce: c'è, forse, un'enogastronomia di primissimo piano in Germania? Quanto all'"eno", lasciamo stare e fermiamoci alla birra. E la gastronomia? Beh, i wurstel sono uguali a Monaco come a Berlino».
Ma in Italia la Medaglia d'Oro dell'Onu ha fatto scoprire Matera e la Val di Noto
L'Italia, con il maggior numero di siti UNESCO, invita la Germania a non avere problemi con le sue leggi severe per la protezione del patrimonio culturale. Il sottosegretario Nicola Bono afferma che lo Stato è il tutore primo del paesaggio e dell'architettura, e che l'Unesco non ha bisogno di vincoli. L'Italia ha già raggiunto un primato con il maggior numero di siti UNESCO, con 40 su 412. Il ministro per i Beni Culturali, Manuel Guido, ricorda che l'Italia ha già risolto alcuni problemi con l'Unesco, come la cava di pomice alle Eolie e la A31 di Val d'Astico.
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