A breve riprenderanno gli scavi archeologici in località Longola a Poggiomarino, dove è in corso, dettaglio tutt'altro che trascurabile, parallelamente, la costruzione di un depuratore del fiume Sarno, il fiume più inquinato d'Italia. Il paesaggio attuale, dall'aspetto sconcertante, già ampiamente deturpato da una colata di cemento senza fine, ci offre la vista, in due piccole aree risparmiate dall'evento distruttivo, di relitti fossili di un insediamento pluristratificato sulla riva del fiume Sarno, uno tra i tanti che, probabilmente, dovevano esistere lungo il suo corso. L'insediamento risale ad un tempo in cui il fiume era una via di comunicazione, di vita, di trasmissione di merci, di rapporti, di cultura. Le scenario attuale davvero sconcerta, ripugna. Ma una idea ci conforta: tutto ciò non è patrimonio del piccolo comune di Poggiomarino, non è solo patrimonio dello Stato, talvolta distratto quanto alla tutela, ma è fonte della memoria collettiva europea, è quindi un patrimonio sovranazionale, non si può ragionare più davanti a contesti analoghi in termini campanilistici, è l'Europa tutta che dovrebbe imbracciare gli scudi. Quelle piattaforme di cemento armato, quelle travi, quei piloni, ormai, purtroppo, storia di quei luoghi, sarebbe bello che diventassero oggetto di progettazione da parte di architetti di fama internazionale, sarebbe bello modificarne la funzione e la destinazione d'uso, sarebbe opportuno farne dei contenitori, modulari, forma d'arte in sé, di quelle reliquie del passato, di quanto è stato sottratto alla furia distruttrice del profitto, un inno al riscatto, un inno alla civiltà, un inno alle radici delle genti della valle del Sarno. A Nicola Bono, sottosegretario di Stato ai Beni Culturali, che già a suo tempo fermò i lavori di costruzione del depuratore, abbiamo posto alcune "curiose" domande. La "Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico" ed in particolare la "Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico" (revisionata) adottata a La Valletta il 16 gennaio 1992 ma non ancora entrata in vigore in Italia, contengono un interessante concetto in materia di protezione e trasmissione del patrimonio archeologico: la creazione di "riserve" per la conservazione di testimonianze materiali, che potranno costituire oggetto di scavi da parte delle future generazioni di archeologi. Ritiene doveroso accelerare l'entrata in vigore in Italia della suddetta Convenzione revisionata? «Colgo l'occasione per dire che il Governo sta seguendo la questione della ratifica della cosiddetta "Convenzione di Malta", alla quale Lei fa riferimento. Prossimamente presenteremo la legge per l'entrata in vigore della Convenzione, lasciata inspiegabilmente nel dimenticatoio nella passata legislatura. Tutti strumenti di coordinamento e collaborazione tra gli Stati, soprattutto tra quelli aderenti al Consiglio d'Europa, sono da tenere nella più alta considerazione. Detto ciò, vorrei precisare che la nostra legislazione, e precisamente il Testo unico 490 del 1999, già offre ampi strumenti di tutela e da la possibilità,come dimostra l'iniziativa che ho portato a termine proprio sul sito di Poggiomarino, i tutelare il nostro patrimonio archeologico. La Convenzione di Malta, come Lei ricorda, fa riferimento alla creazione di "riserve archeologiche". È un concetto interessante che, però, in parte già viene seguito in quell'area. Pur non chiamandosi esattamente così, il territorio di competenza della Soprintendenza autonoma di Pompei è di fatto una "riserva archeologica". Certo è una zona fortemente urbanizzata, ma ritengo si possano e si debbano soddisfare, contemporaneamente, il rigore nella tutela del patrimonio e i diritti di chi vive nei paesi degli "agri pompeianus e stabianus". A questo proposito credo sarà utile confrontarsi sulla creazione di nuove forme di tutela tra le quali il concetto di "riserva archeologica" potrebbe svilupparsi». Le chiediamo se il concetto di "riserva" non sia applicabile a molti distretti archeologici, noti in quanto tali agli studiosi, anche in mancanza di vestigia affioranti, ed in particolare non sia da applicare al comprensorio di Poggiomarino, località Longola, e della valle del Sarno. Non le sembra il caso di tutelare questo ampio distretto attribuendo ad esso i connotati di nna "riserva"? Riserva inviolabile, dove nessun progetto di depuratore potrà mai più essere approvato, e dove gli insediamenti archeologici censiti in base a ricognizioni possano essere preservati per le future generazioni? «Come le dicevo, approfondire nuove forme di tutela non può che aumentare le possibilità di valorizzazione e fruibilità di quelle vestigia, che siano scoperte o meno. Anche per condurre l'enorme flusso turistico, che oggi si concentra quasi tutto su Pompei, su nuovi percorsi, definendo un distretto turistico culturale tra i più ricchi del Paese. Dunque credo sia doveroso approfondire le ricerche per verificare l'esistenza di altri villaggi lungo il Sarno simili a quello di Longola. Detto ciò non possiamo dimenticare le esigenze di chi vive oggi quel territorio. In altre parole si deve bonificare un fiume che oggi purtroppo risulta nella lista nera dei più inquinati. È apparentemente una quadratura del cerchio, ma se le parti interessate, Governo, Regione, enti locali e le altre autorità coinvolte sapranno far prevalere l'interesse comune penso si possa trovare una soluzione virtuosa». Il cardine della politica dei beni culturali, ed in particolare archeologici, è la tutela. Il ministro Urbani ha da poco istituito una Commissione ad hoc con autorevoli componenti, tra questi il prof. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, potrebbe anticiparci gli orientamenti di questa Commissione ministeriale in materia di tutela archeologica ed in particolare di archeologia preventiva? «La Commissione sta lavorando a pieno rit- mo. Ma, trattandosi di una revisione del Testo unico - dovendo cioè scrivere un nuovo "Codice dei Beni Culturali" - credo sia presto per darle anticipazioni sul lavoro svolto. Certamente la tutela archeologica sarà un pilastro del nuovo impianto normativo. La volontà politica di aumentare i mezzi e le risorse dell'archeologia preventiva c'è. Dobbiamo agire in un percorso reso molto stretto dalle ristrettezze di bilancio. La finanza allegra dei decenni scorsi ci obbliga a un regime di austerità ancora per qualche anno. Ma le assicuro che da parte del Governo c'è la ferma intenzione, più volte manifestata, di investire nella cultura e nel nostro immenso patrimonio artistico».