Bellini: i sindacati minacciano lo sciopero per la «prima» e chiedono alla Regione un'inversione di rotta Siamo alle solite: la «prima» della stagione lirica del teatro massimo Bellini rischia di saltare per uno sciopero proclamato qualche giorno fa da Cgil-Cisl-Uil, Ugl, Cisal e Cisas in nome e per conto di tutti i 340 lavoratori dell'Ente. Un modo, come hanno spiegato i rappresentanti sindacali in due lettere inviate al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, all'assessore regionale ai Beni culturali, Alessandro Pagano, e al commissario straordinario dell'ente, Gaetano Pennino per denunciare «l'emergenza finanziaria del Bellini causata dalla decurtazione dei finanziamenti operati dal governo nazionale, dal Comune di Catania e dalla mancata integrazione del contributo regionale. Tutto ciò a fronte di un bilancio tenuto in pari da decenni (caso unico nel panorama regionale e nazionale), frutto di una gestione oculata, ma anche di notevoli sacrifici da parte dei lavoratori, che rischiano paradossalmente di ritorcersi contro il teatro stesso». Nella stessa lettera i sindacati parlano di «stato di coma legislativo in cui versa lo status giuridico del teatro, oggetto di una trasformazione in Fondazione, già sperimentata negativamente dagli altri teatri lirici italiani, che se attuata determinerebbe la conseguente destabilizzazione, vista la latitanza finanziaria dei potenziali soci fondatori». Abbastanza per protestare nell'unico modo in cui la protesta può balzare agli onori della cronaca: bloccare cioè l'attività del Bellini quando questa è sotto i riflettori. «Siamo alle solite - spiega Giovanni Nicotra rappresentante sindacale della Uil - non siamo tenuti in considerazione da nessuno. E allora, siamo costretti a ricorrere allo sciopero, da settembre chiediamo di essere ricevuti a Palermo dall'assessore e in cinque mesi non abbiamo avuto nemmeno una risposta». «Non avendo avuto segnali - gli fa eco Nino Scrima, rappresentante sindacale della Cgil - non ci resta che attuare questa minaccia senza la quale non riusciamo ad attirare l'attenzione del presidente Cuffaro e degli altri. C'è il problema della Fondazione, certo, ma il primo problema è quello del finanziamento e qui non si può non parlare del ruolo del Comune: tutto quello che l'amministrazione comunale ha dato nel 2005 al teatro sono 163.000 euro per la manutenzione; ma l'immobile è del Comune e dunque la manutenzione è assolutamente compito del Comune. E in questa situazione siamo comunque riusciti a mantenere il bilancio dell'Ente in pareggio. Ma con quale premio? Che ci decurtano i finanziamenti e che programmare l'attività futura sarà sempre più difficile. E difficile diverrà anche la prevista tournée in Giappone. Ora, capisco che è importante che il satiro vada in Giappone, ma c'è anche Vincenzo Bellini, anche se appartiene alla Sicilia orientale...». «La goccia che ha fatto traboccare il vaso - aggiunge Gianmario Mancuso (Cisl) è lo status giuridico del teatro, ancora in pendenza. Nessuno nutre interesse per la cultura e per i teatri lirici in particolare. Non siamo Fondazione, ma neanche Ente autonomo regionale e l'emendamento presentato trasversalmente da 24 deputati non riesce a essere discusso. E vogliamo parlare del precariato? Da noi sono precari i primi strumentisti, quelli che ogni sera nelle prime file rischiano la faccia. Rischiamo di perderli, come è successo, a favore di altri teatri». «Abbiamo visto in tutto due volte l'assessore Pagano. Due volte in due anni. Ecco il segno dell'abbandono. E consideri - aggiunge - che non stiamo mettendo in campo alcune problematiche di cui pure paghiamo pesantemente le conseguenze: la nostra attività è giocoforza ridotta, nel 2006 avremo sicuramente dei problemi senza contare che i nostri stipendi sono fermi da 15 anni perchè l'ultimo integrativo è stato siglato nel 1991». E la buona volontà ventilata dall'assessore che avrebbe previsto una convocazione per sabato 28? «Se arriverà la convocazione - dicono in coro - lo sciopero potrebbe essere sospeso, non revocato. Non vogliamo certo penalizzare il pubblico che è il nostro più grande sostenitore, ma vogliamo riportare l'attenzione della Sicilia sul teatro di Catania».