«Mi scuso se approfitto di una conferenza stampa indetta su un altro argomento per lanciare questo allarme, ma mi sento in dovere di rendere nota all'opinione pubblica una situazione insostenibile. Gli Archivi di Stato sono le più preziose raccolte di documenti e testimonianze storiche esistenti nel nostro Paese, ma la nuova Legge Finanziaria ha tagliato i finanziamenti per la loro gestione ordinaria di circa il 60 per cento rispetto all'anno scorso. Una decurtazione pesantissima che rischia seriamente di mettere in crisi il funzionamento degli Archivi di Stato in tutta Italia, compreso quello della nostra città. Tanto per dirne una, non so come faremo il mese prossimo a pagare la bolletta del telefono. E c'è poco da scherzare, perché all'Archivio di Torino hanno già tagliato i fili». La denuncia viene da Gian Paolo Bulla, direttore dell'Archivio di Stato di Piacenza. Ieri mattina, alla conferenza stampa tenuta a Palazzo Farnese per presentare il ciclo di conferenze "Piacenza tra medioevo ed età moderna", Bulla ha colto l'occasione per descrivere la difficilissima situazione in cui la Finanziaria 2003 («Una Finanziaria - annota Bulla en passant - che ha ridotto i fondi per i Beni Culturali, definiti "patrimonio nazionale" dalla nostra Costituzione, nel Paese che sul proprio suolo conta il 50 per cento dei beni culturali di tutto il mondo») ha posto gli archivi italiani. Se restano inalterati gli stanziamenti («già magri, anche se per Piacenza il ministero per i Beni culturali aveva tutto sommato un occhio di riguardo», dice Bulla) per la manutenzione dei documenti cartacei più antichi e i contributi per la pubblicazione di studi, sono i fondi per la "vita quotidiana" dell'Archivio di Piacenza (telefono, luce, acqua, riscaldamento, pulizia, manutenzione, nettezza urbana) a essere in caduta libera: dai 34390 messi a bilancio nel 2002 si è passati ai 15790 del 2003. Molto meno della metà. «La città, e gli istituti di credito in particolare, hanno sempre mostrato sensibilità verso i nostri progetti - dice Bulla - Ma qui si tratta di sopravvivenza». E non si tratta solo dei disagi per lavoratori e utenti, o dei (pur gravi) danni d'immagine per gli istituti. Si tratta di sostanza: «Riceviamo prescrizioni che fanno sorridere, come la raccomandazione di usare il fax piuttosto che il telefono perché costa meno. Ma quando si parla di "spese telefoniche" - ricorda opportunamente Bulla - si parla, alla fin fine, di Internet. Come facciamo al giorno d'oggi a lavorare senza Internet? Sono poi finiti i tempi in cui un ente pubblico poteva accumulare debiti per elettricità o telefono: oggi se sei moroso ti "tagliano", pubblico o privato che tu sia». Non dovrebbe nemmeno essere il caso di spiegare l'importanza degli Archivi di Stato, dove trovano posto tutti gli atti pubblici che ci siano pervenuti della pubblica amministrazione dello stato italiano e degli stati preunitari. Si tratta di vere e proprie casseforti della memoria e della storia del nostro Paese, e finanche di quella «identità nazionale» che in Italia sembra a tanti un fantasma indefinibile; di indispensabili strumenti di lavoro per gli storici; persino - detto senza alcuna enfasi - di una garanzia democratica, perché l'accesso dei cittadini agli archivi è una delle cose che, per definizione, distinguono i Paesi liberi dalle dittature. Eppure, i responsabili di questi istituti intravedono oggi un futuro piuttosto buio (nonché freddo, sporco e senza telefono) e fra loro circolano battute amare. Su Repubblica Simonetta Fiori riferisce quella che parla di un "progetto Ecate": Ecate è la dea greca dell'Oltretomba, ma alcuni archivisti spiritosi declinano il suo nome come "estinzione controllata degli archivisti con tecniche efficaci». Bulla afferma di essersi mosso per le vie istituzionali: «Abbiamo scritto alla direzione generale archivi del ministero, per segnalare il nostro disagio - spiega -. Abbiamo ricevuto rassicurazioni informali, ma ancora nessuna risposta ufficiale. Ho fiducia in una soluzione positiva, ma considero mio dovere informare i cittadini di questa situazione».