La proposta di modifica relativa alla parte paesaggistica del codice Urbani, esaminata dal consiglio dei ministri, rappresenta un passo indietro rispetto alla disciplina vigente, che, al contrario, è il risultato ài un percorso concertato con le regioni che ne avevano condiviso lo spirito e i contenuti. La modifica della parte III del codice è stata realizzata in maniera unilaterale dalla commissione appositamente istituita dal ministro, senza il coinvolgimento delle regioni. Ciò fa venir meno la modalità di lavoro che aveva prodotto il codice vigente, con il quale si conciliavano i principi ispirati dalla convenzione europea con la tradizione di tutela finora attuata in Italia, e con il quale veniva chiaramente sancita la distinzione di ruoli e di responsabilità tra i soggetti istituzionali che a vario titolo si occupano della tutela del paesaggio. Con questo provvedimento vengono messe sotto tutela le regioni e le autonomie locali più che il paesaggio stesso, perseguendo un progressivo disegno centralista di riappropriazione ormai esplicita della competenza sulla disciplina paesaggistica. La proposta avanzata dal governo risulta inaccettabile nella forma e nei contenuti che devono necessariamente essere ridiscussi prima dell'esame in Conferenza stato-regioni. Il governo, con il pretesto di attivare ulteriori garanzie per il paesaggio, invade tutte le attività già da tempo delegate o trasferite alle regioni. In particolare, per quel che riguarda la pianificazione e le autorizzazioni paesaggistiche, le nuove norme andrebbero a stravolgere un sistema di competenze consolidato riproponendo, in forma rafforzata, il modello superato di tutela incentrato esclusivamente sui «beni paesaggistici» in quanto aree e immobili vincolati. Un modello sempre più separato e autonomo dal «governo del territorio», facendo venir meno la funzione strategica di riferimento del paesaggio per uno sviluppo sostenibile e una qualità diffusa del territorio e relegando a un ruolo del tutto residuale e ininfluente la pianificazione paesaggistica. La proposta mortifica il coinvolgimento e la condivisione con le comunità locali delle scelte relative alla tutela del proprio paesaggio, a favore della centralizzazione delle decisioni in capo al ministero, che riprende il ruolo di estremo difensore del paesaggio, rendendo intangibili le salvaguardie transitorie definite dalla legge Galasso e riproponendo il parere vincolante delle soprintendènze sulle autorizzazioni paesaggistiche. Occorre ricordare che chi vuole difendere il paesaggio non può congelarlo in un determinato stadio di evoluzione ma deve accompagnare i cambiamenti futuri riconóscendo la grande diversità e la qualità dei paesaggi che abbiamo ereditato nella prospettiva di nuovi paesaggi e nuove, identità, come ci ricorda la convenzione europea del paesaggio, sottoscritta dal ministero per i beni culturali, a Firenze, il 20 ottobre 2000.
Un passo indietro sulla tutela del paesaggio
Il governo ha proposto una modifica al codice Urbani, che rappresenta un passo indietro rispetto alla disciplina vigente. La modifica è stata realizzata unilateralmente dalla commissione appositamente istituita dal ministro, senza il coinvolgimento delle regioni. Ciò fa venir meno la modalità di lavoro che aveva prodotto il codice vigente, che conciliava i principi ispirati dalla convenzione europea con la tradizione di tutela finora attuata in Italia. La proposta avanzata dal governo mette sotto tutela le regioni e le autonomie locali più che il paesaggio stesso, perseguendo un progressivo disegno centralista di riappropriazione ormai esplicita della competenza sulla disciplina paesaggistica.
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