ROMA Aumenti di stipendio più vicini per i dipendenti delle università e per i dirigenti dei ministeri. I sindacati hanno firmalo la bozza di contratto che. salvo contrattempi, dovrebbe portare entro due o tre mesi alla rivalutazione della busta paga. E a proposito di dirigenti pubblici, c'è una novità nel decreto legge approvato il 29 dicembre. Il testo del decreto, firmato dal Presidente della Repubblica soltanto ieri, ha subito alcune sostanziali modifiche: salta la norma sui dirigenti generali over-67 e salta la "pubblicizzazione" dei dirigenti di Palazzo Chigi. Contratti: l'università. L'accordo firmato ieri da sindacati e Aran (l'agenzia che rappresenta le amministrazioni) riguarda i 59 mila non docenti che lavorano negli atenei italiani. Si prevede un aumento medio mensile di 99 euro per tredici mensilità. Con la prima mensilità di aumenti ci saranno anche gli arretrati, che sullo stipendio medio ammonteranno a oltre mille e 600 euro lordi. Per la parte variabile del salario, ci saranno 4 euro mensili sull'indennità di ateneo e altri 10 euro medi pro-capite che saranno distribuiti con i contratti integrativi. Il buono pasto sarà portato a 7 euro. Contratti: i dirigenti. Per i 4 mila e 500 dirigenti statali il contratto è scaduto da ben quattro anni, anziché da due come per gii altri lavoratori pubblici. Anche per questo l'ipotesi di accordo firmata ieri è molto più consistente: il 5,01 di rivalutazione per il biennio 2004-2005 si somma al 5,66 per il 2002-2003. Tradotto in soldi, significa che la busta paga crescerà di 300 euro lordi per i dirigenti di seconda fascia e di 390 per la prima fascia. A queste cifre si aggiungerà (per chi ha un incarico) l'incremento delle indennità di posizione: secondo il sindacato autonomo Fp-Cida, la cifra media complessiva ammonterà a 550 euro. Il decreto di Capodanno. Per molti giorni ci si è chiesti come mai un provvedimento approvato il 29 dicembre dal Consiglio dei ministri non fosse ancora stato pubblicato dalla Gazzetta ufficiale. La ragione ora è chiara: il Quirinale ha sollevato una serie di obiezioni, rilevando che non tutti gli articoli avessero davvero le caratteristiche di urgenza richieste dalla Costituzione. Alla fine il capo dello Stato ha accettato di firmare a condizione che il testo del decreto venisse corretto. Tre le modifiche: per i dirigenti generali che hanno superato i 67 anni di età non viene più semplificata la procedura che consente di prolungare il servizio fino a 70; i dirigenti della Presidenza del Consiglio non saranno più esclusi dal contratto della dirigenza ministeriale; i vertici delle autorità portuali non saranno più nominati autonomamente dal governo, ma anche dalle regioni.