Una città dove osare, dove poter anche sbagliare, per riuscire a creare e progettare insieme, al di là di categorie e schemi prestabiliti. È il sogno dei giovani creativi milanesi. Sarà Swimming Pool soltanto un'occasione effimera oppure l'inizio di una riflessione seria su un diverso utilizzo degli spazi urbani? Un buon esempio è stato, in questo senso, la recente Biennale del Mediterraneo di Napoli: nello straordinario palcoscenico naturale di Castel Sant' Elmo, i giovani artisti milanesi hanno dato il meglio di sé per scambiare energie e progetti con i loro «colleghi» (700 artisti provenienti da 19 Paesi) che abitano sull'altra sponda del «mare no-strum». Un'ottima occasione per confrontarsi sulla passione declinata in tutte le sue forme, fotografia o design, musica, teatro o gastronomia. Anche per i giovani creativi milanesi, le opere parlano da sé. Come nel caso dell'installazione dei Malacoca (Maurizio Cameloro, Laura San-tamaria, Concetta Modica, e Carlo Catacchio). «Abbiamo deciso di coprire la vasca da bagno, luogo del relax per eccellenza, con pesanti lastre che impediscono all'acqua di uscire: è nata così la Fontana dei Desideri». Danza, teatro e video sono i linguaggi invece degli Umpalumpa: due danzatrici (Francesca Telli, Marta Melucci), due light designer (Paolo Spotti e Federico Favero), e un video artista (Beniamino Borghi), autori di «Neon. Ambienti Sottopassione». «Ognuno di noi ha scelto strade diverse spiegano ma la voglia di lavorare insieme è rimasta. Parliamo del corpo nella sua interazione con i non luoghi della metropoli: dagli ascensori ai giardini botanici». La Biennale di Napoli, in Italia, è stata un'occasione davvero rara. A Milano sarebbe mai stato possibile organizzare una manifestazione simile che ne so, al Castello Sforzesco? Abbiamo rivolto la domanda all'assessore Giovani del Comune di Milano, Aldo Brandirali, che ha sostenuto e finanziato la partecipazione dei milanesi a quell'esperienza. Dove sono a Milano i luoghi dove fare arte, o provarci almeno? «La soluzione non possono darla le istituzioni: bisogna uscire di casa, partire da sé». Ci sono dei progetti? «C'è un'area della Fabbrica del Vapore non ancora destinata. Si potrebbe pensare di utilizzarla come luogo di laboratorio, occupando gli spazi ciclicamente di sei mesi in sei mesi, a progetto». Già, quell'area sarà pronta fra due anni. Nel frattempo a garantire spazi aperti ci sono solo i centri sociali, «Ho chiesto proprio a loro un aiuto per cambiare il regolamento nell'assegnazione degli spazi giovanili: dovrebbe essere diretta, senza gara ma a punteggio. Prima di tutto, però, bisogna recuperare l'entusiasmo per l'arte contemporanea. Osare vuoi dire essere disponibili ad affrontare il rischio dell'errore, senza aspettare il momento eccezionale. È per questo che non sopporto la logica di eventi come la notte bianca!» E la Bicocca? «Le torri di Kiefer non risolvono il problema di un quartiere. Quei capannoni potrebbero essere destinati ai giovani artisti. La Pirelli se vuole può intervenire, la disponibilità da parte nostra c'è».