In elicottero sulle zone devastate dallo spiegamento: tremila ettari distrutti per far posto alle false coltivazioni In volo sul Parco ridotto a deserto NELLO stesso istante le gazzelle del 112 escono dalle caserme di Trani e Andria. Al comando dell'elicottero c'è il maggiore Francesco Terrone. Appena decollato l'Ab 412 dei carabinieri vola su Ruvo, poi Spinazzola. I centri abitati si intravedono in lontananza. Costante punto di riferimento all'orizzonte: Castel del Monte. Il faro illumina i campi. Nell'occhio di bue che piove dal cielo scorrono i terreni arati, intagliati nella Murgia e poi lasciati a sé stessi. L'elicottero sorvola tra Ruvo e Corata una lunga striscia di terreno spelacchiato, sembra un campo da baseball, ogni tanto ci sono delle pietre bianche sminuzzate e accumulate: proprio come le basi del gioco. Il panorama si ripete monotono: una masseria al centro del nulla. A ridosso della villa in pietra bianca, una corona di campi arati e poi terreni a perdita d'occhio in cui crescono rari cespugli bassi. «Nella Murgia oltre il 50 per cento delle vecchie aree di pascolo è stato sostituito da coltivazioni di cerali spiega Terrone Ma è una truffa. I finti contadini coltivano solo una piccolaporzione di terreni, che serve in caso di controlli, il resto è abbandonato». È la steppa murgiana, che rischia di diventare deserto. L'elicottero si abbassa fino a 150 metri di altezza. La telecamera (la webcam) inquadra i carabinieri che fanno irruzione in una masseria, poi in un'altra. L'obiettivo zoomma sui particolari. Esce gente con il capo chino e una borsa preparata velocemente. Le torce dei militari a terra illuminano i tratturi scavati nel niente. È il frutto di uno spietramento selvaggio. Pastori e finti agricoltori senza scrupoli, per intascare i finanziamenti europei, hanno frantumato le rocce per rendere redditizi i terreni e trasformarli in campi coltivati a grano. Ma solo sulla carta. Nel giro di cinque anni il parco dell'alta Murgia, che è tutelato con vincoli idrogeologici e ambientali, è stato «sistematicamente aggredito. È stata distrutta la biodiversità delle caratteristiche vegetazionali» scrive nella relazione tecnica il perito dell'accusa, il botanico Francesco Macchia. «La ricostruzione, nel migliore delle ipotesi, avverrà in 50 anni, in altri casi ci vorrà circa un secolo».