La Soprintendenza archeologica l'ha cercata per decenni facendo il giro del mondo. Ma per trovare l'"Artemide Marciante", la preziosa statua greca del valore di 5 milioni di euro arrivata nel nostro Paese secoli fa, bastava andare a frugare tra gli oggetti d'arredamento della camera da letto di un restauratore del Comune di Roma. È stato proprio lui, il collezionista Danilo Zicchi finito ora sotto processo, a mostrare alla magistratura le foto di Artemide posta accanto al suo letto e a denunciarne la scomparsa 8 anni fa. Ma i magistrati gli contestano il fatto di esserne proprietario e lo accusano di ben tre reati : ricettazione di opere d'arte, esportazione clandestina e vendita di opere false. Infatti, oltre ad aver contemplato per anni la marmorea Artemide, alta quasi un metro e mezzo, secondo l'accusa Zicchi avrebbe esportato alcune opere in Francia senza denunciarlo alla Soprintendenza archeologica e avrebbe venduto, spacciandoli come veri, alcuni oggetti da collezione. Ma il restauratore romano davanti al giudice Carlo Sabatini ieri ha sostenuto ancora una volta che l'Artemide è di sua proprietà e che i beni da lui detenuti, veri o falsi che siano, sono in suo possesso per puro collezionismo. Anzi, di essere stato proprio lui a denunciare la scomparsa della statua dopo averla consegnata a un amico finanziere affinchè informasse la Soprintendenza. A testimoniare a favore di Zicchi la madre e un ex compagno di scuola del liceo. «L'Artemide appartiene a mio figlio», ha dichiarato la donna, «perché l'ha ricevuta in donazione nel 1988 dalla pianista Valeria Cesanelli Saraceni, vedova di un architetto che a sua volta l'avrebbe avuta da una confraternita religiosa veneziana come pagamento per il restauro di un palazzo». A difendere in aula l'amico collezionista anche M.L., ex compagno di scuola di Zicchi che ha raccontato delle donazioni fatte al restauratore dalla Cesanelli. Non solo. Il testimone ha aggiunto che anche la loro ex professoressa di matematica, appassionata di archeologia, avrebbe regalato al compagno vari oggetti da collezione sparsi nelle due case di Zicchi. «I suoi appartamenti», ha raccontato l'amico dell'imputato, «sono pieni di opere d'arte e di vetrine contenenti oggetti di ogni tipo e valore. Li compra per restaurarli e li colleziona, di certo non li rivende». Coinvolto nel processo anche l'ufficiale della Guardia di Finanza Pasquale Camera a cui Danilo Zicchi, secondo il racconto dello stesso imputato, 8 anni fa avrebbe consegnato l'Artemide dopo averla restaurata, con l'impegno di informare la Soprintendenza archeologica dell'esistenza del tesoro. Promessa che il Camera non avrebbe mantenuto; anzi, l'avrebbe venduta a un miliardario giapponese. Di lì la denuncia di Zicchi contro il finanziere per appropriazione indebita. A quel punto la Procura di Roma, grazie ai documenti forniti dal restauratore, aveva inviato in Giappone una rogatoria per interrogare il nuovo acquirente. Ma della statua nessuna traccia. L'Artemide è stata poi ritrovata in Svizzera due anni fa e consegnata alla Soprintendenza. A difendere ora il diritto di Zicchi a riavere la statua è l'avvocato Claudio Coratella che afferma: «Solo grazie alle prove da lui fornite gli investigatori sono riusciti a recuperarla».
In camera da letto l'Artemide marciante
La Soprintendenza archeologica ha cercato per decenni l'"Artemide Marciante", una statua greca di valore 5 milioni di euro. Il restauratore Danilo Zicchi, accusato di ricettazione di opere d'arte, esportazione clandestina e vendita di opere false, ha denunciato la scomparsa della statua 8 anni fa. Zicchi sostiene che l'Artemide è di sua proprietà e che i beni da lui detenuti sono in suo possesso per puro collezionismo. La madre di Zicchi e un ex compagno di scuola hanno testimoniate a favore del restauratore. L'Artemide è stata ritrovata in Svizzera due anni fa e consegnata alla Soprintendenza.
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