Dopo la decadenza, i restauri e i tanti tentativi di rilancio la Casina Valadier si prepara ad allargare il suo salotto. E di conseguenza ad aggiungere posti a tavola. Terminato il lungo rodaggio, la storica palazzina di Villa Borghese è pronta infatti a fare il passo più importante: aprirsi al grande pubblico, farsi scoprire (e riscoprire) dai romani e dai turisti italiani e stranieri. L'obiettivo è togliersi di dosso quell'alone da cartolina che l'accompagna da sempre. Ampliare la clientela e rilanciare il ristorante. A fare da traino sarà la nuova caffetteria che inizierà a funzionare già dalla prossima primavera. La Sovrintendenza ai Beni culturali sta infatti per dare via libera ad un progetto di café chantant messo a punto dalla stessa società Grande cucina spa che ha in gestione la prestigiosa Casina. Grande cucina ha nel nome la sua mission. E nei cognomi delle famiglie e dei rampolli coinvolti nell'operazione il senso di un recupero che sconfina (almeno finora) nel mecenatismo. Qualche esempio eccellente: Cordero di Montezemolo, Letta, Romiti, Formilli (Fendi). Cui si aggiungono, in modo diretto o indiretto, Alfio Marchini, Vincenzo Monaci e Alessandro Ferrone. Spiega l'avvocato Vittorio Ripa di Meana, presidente del consiglio di amministrazione della società: «Vogliamo trasformare il giardino della palazzina in un luogo accessibile a tutti, un luogo di incontri, uno spazio aperto ai romani e ai turisti in uno dei punti più panoramici della città». «La Casina - continua l'avvocato Ripa di Meana - viene ancora percepita purtroppo come un luogo di eventi mondani, oppure, da chi non la conosce, scambiata addirittura per un museo o per un club privato, esclusivo». La correzione di tiro è una scelta dettata in parte anche dalle inevitabili difficoltà incontrate in questi primi mesi di gestione. Ricordiamo che fu riaperta nel giugno del 2004 ma richiusa dopo pochi mesi per un ulteriore intervento di restauro durato fino allo scorso febbraio. «L'intervento di restauro - conferma Ripa di Meana - si è rivelato molto più complesso del previsto. Ed è costato quasi il doppio, vale a dire oltre 5 milioni di euro. Questo ci ha costretto a modificare i nostri programmi e a chiedere al Comune di rivedere l'accordo siglato in passato». L'intesa raggiunta con il Campidoglio prevedeva una durata della concessione per 18 anni. In cambio Grande cucina spa si sobbarcava i costi del restyling e pagava un canone di 7 milioni. Il dipartimento capitolino al Patrimonio, dopo aver raccolto il parere dell'Avvocatura comunale, s'è detto disponibile a rivedere l'intesa. La richiesta della società è di estendere la concessione spalmando lo stesso canone su 24 anni. Per rendere ancora più incantato questo luogo magico di Roma si sta pensando anche ad un arredamento appropriato: un gazebo di tipo inglese, una struttura leggera in ferro battuto amovibile, elegante e non impattante. Ovviamente con il consenso delle Sovrintendenze, le stesse che in passato hanno giocato un ruolo di tutela importante ma si sono spesso anche sovrapposte, rallentando tempi e gestione. Osserva ancora l'avvocato Vittorio Ripa di Meana: «La posizione unica, il panorama, le terrazze, il parco, la maestosità della villa sono certamente requisiti importanti. Purtroppo però abbiamo segnalato da tempo un problema: la Casina si trova all'interno della Ztl, la zona a traffico limitato. E questo purtroppo ci danneggia. All'ora di pranzo non tutti possono raggiungerci, chi non ha il permesso non può entrare nel centro storico. Abbiamo chiesto al Comune di trovare una soluzione. Non è semplice, ce ne rendiamo conto. E questo ci penalizza non poco». Il chiosco esterno punta a richiamare un pubblico diverso, con il massimo afflusso tra le 6 del pomeriggio e l'una di notte. Nel giardino tra i tavoli e gli ombrelloni vi sarà posto per circa 300 persone. La pavimentazione sarà in ghiaia cementata. «L'idea è trasformare questo luogo in punto di incontro, un happy hour», spiega Alessandro Olivieri, il manager che ha rilevato la gestione della Casina e ne sta cambiando il volto, anche grazie alla collaborazione di Fabrizio Santucci, il "guru del Caminetto". I menu sono stati riveduti e corretti. Anche i prezzi subiranno un sensibile ritocco verso il basso. «Si attesteranno intorno ai 50 euro a persona - riprende Olivieri - ma la qualità e il servizio manterranno le stesse caratteristiche». Il primo cuoco. Massimo Innocenti continuerà a proporre una cucina tradizionale all'insegna delle contaminazioni regionali: insalata d'astice, ciauscolo e cavolo nero, bruschettà di pane alle noci, carré di agnello, coppa alla romana e broccoli. Il sacro della cucina classica laziale e il profano presentato in modo adeguato. E la nuova Casina è servita. Realizzata tra il 1816 e il 1837 sui resti di un'antica cisterna Nell'album d'onore della Casina Valadier ci sono gli autografi dì personaggi celebri come Gandhi, Re Farouk, Strauss, Pirandello e molti altri. Sorge sull'antico Collis Hortulorum, il punto più alto del Pincio, dove in passato le grandi famiglie romane possedevano ì giardini più vasti e sfarzosi della città. Fu realizzata tra il 1816 e il 1837 da Giuseppe Valadier, noto architetto e urbanista romano. Il Valadier rielaborò in stile neoclassico il precedente Casino Della Rota, un fabbricato seicentesco costruito a sua volta sui resti di un'antica cisterna romana. Fin dall'inizio, la Casina fu progettata e realizzata per essere adibita a luogo di ritrovo alla maniera dei bistrot francesi ma, nonostante l'incredibile bellezza del luogo e del panorama, ci volle molto tempo perché ottenesse il gradimento dei romani. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale divenne il locale più "alla moda" di Roma, ritrovo di artisti, intellettuali e uomini politici di tutto il mondo. Nel 1920 il ristoratore Alfredo Banfi rilevò il locale e vi impiantò un ristorante che fu inaugurato nel 1922. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata, a più riprese e alternativamente, da militari tedeschi e inglesi e questi ultimi ne fecero un circolo con sala da té per gli ufficiali. Nel dopoguerra, per un'altra ventina d'anni, il locale conobbe una certa prosperità, finché non si entrò in una nuova fase di declino: passata per le mani di diversi gestori, la Casina Valadier ha vissuto anni turbolenti, fino alla chiusura definitiva, nel 1990.