PAVIA. «L'archeologia ha conosciuto nel territorio dell'antica Mesopotamia il più immane dei disastri per colpa della guerra, ma non solo. Alla gente in genere non interessa, né in Iraq né in Occidente, e sotto certi profili è comprensibile, ma rischiamo di cancellare un pezzo della memoria collettiva della nostra civiltà». A lanciare l'ennesimo allarme è Mario Liverani, dell'Università di Roma La Sapienza, uno dei maggiori specialisti dei diritti antichi e direttore, insieme a Clelia Mora dell'Università di Pavia, della quarta edizione del Cedant, che è partito ieri mattina al collegio Borromeo. Si tratta del Centro di studi e ricerche sui diritti antichi dello Iuss, inaugurato dal rettore Angiolino Stella e dal direttore Dario Mantovani. Il tema è "I diritti del mondo cuneiforme". I migliori specialisti mondiali terranno lezioni per tre settimane a studenti provenienti da vari Paesi. Un'iniziativa che rappresenta il top in Italia sull'argomento. Dal mondo cuneiforme, che si è sviluppato nelle antiche civiltà cresciute in quello che è oggi l'Iraq, al disastro dell'archeologia provocato nella regione a partire dalla prima guerra del Golfo il passo è breve. «Chi lavora nel Vicino Oriente dice Liverani, interpellato durante una pausa dei lavori deve fare i conti con la sorte degli studiosi, costretti dalla ragion politica a migrare. Si pensi che fino all'ascesa di Khomeini l'Iran era pieno di archeologi americani, che dopo hanno dovuto indirizzarsi altrove». «In Iraq continua ha fatto impressione il saccheggio del Museo di Bagdad durante l'assedio al regime di Saddam Hussein. E' sembrato che tutti i guai fossero concentrati lì, per quanto riguarda la sorte dei tesori antichi. E invece una parte di quel patrimonio si sta ricuperando, mentre i guasti veri, spesso non documentati dagli organi di stampa, si sono verificati altrove. Sin dalla prima guerra del Golfo. Il controllo del governo iracheno si è sfaldato e gli americani pensavano a ben altro che al patrimonio delle tavolette cuneiformi». «Il risultato continua Liverani è quello che sta avvenendo oggi: l'esplosione degli scavi clandestini in ogni sito. La Mesopotania è un'enorme groviera, con le mafie locali scatenate nel saccheggio dei giacimenti archeologici. Esse sono diventate i fornitori di un traffico mondiale delle tavolette e dei tesori dell'arte cuneiforme che è cresciuto in maniera esponenziale». Gli scavatori clandestini stanno facendo tabula rasa e non si preoccupano delle operazioni militari a Bagdag, a Falluja, a Nassirya e nelle altre località divenute tristemente famose. Scavano, sforacchiano, distruggono, impacchettano e portano via. Negli Stati Uniti e nei Paesi europei li accolgono a braccia aperte mercati privi di scrupoli. «Purtroppo osserva Liverani in Usa e negli altri Paesi occidentali manca una legislazione di tutela del patrimonio altrui. E così tutti sono liberi di fare tutto. Inoltre, il danno non è solo diretto, perché l'Iraq viene spogliato, ma è anche indiretto, perché le informazioni che potevano essere ricavate nel contesto archeologico locale oggi sono disperse e irricuperabili». Molto importante diventano azioni come "Mesopotamia Oggi", il sito internet creato dall'Università di Pavia, sezione di orientalistica, con Clelia Mora e i suoi collaboratori, che si erge a controllore mediatico del patrimonio, riportando e diffondendo a 360 gradi le informazioni sullo stato dei siti archeologici iracheni. Un'opera da amorevoli certosini dell'era moderna che fa onore all'Università di Pavia e consente di gettare una luce pallida, ma sempre luce è, di fiducia che non proprio tutto è definitivamente perduto.