I vertici burocratici di Palazzo Chigi e dei ministeri potranno restare in servizio anche dopo il settantesimo anno di età. A prevedere questa liberalizzazione pensionabile ad hoc è il decreto legge di «fine anno», su cui soltanto ieri sarebbero cadute le perplessità del Quirinale: accantonate le misure sui porti. "l vertici Alti dirigenti dei ministeri Economia e finanze 1.085 istruzione e università 518 Giustizia 375 Infrastrutture 328 Pres. Consiglio 326 Altri ministeri 1.647 Totale 4.279 ROMA La lunga fase di congelamento del discusso decreto legge di fine anno sembra esaurita. Ieri, con l'accantonamento del "capitolo" sui porti, il Quirinale avrebbe sciolto gli ultimi dubbi e dato il sostanziale via libera alla pubblicazione del provvedimento sulla «Gazzetta Ufficiale». Secondo indiscrezioni trapelate dall'Esecutivo (ma non confermate dalla presidenza della Repubblica) il Capo dello Stato avrebbe apposto in serata il suo sigillo. Le nuove misure dovrebbero entrare in vigore entro il 15-16 gennaio. E da quel momento, se il testo uscito dal Consiglio dei ministri del 29 dicembre scorso non avrà subito in corsa altre modifiche, gli alti vertici burocratici di palazzo Chigi e dei ministeri conquisteranno un primato: potranno rimanere in attività anche dopo il compimento del settantesimo anno di età. Il Dl messo a punto dal Governo, infatti, abbatte il tetto pensionistico dei 70 anni aprendo la strada a una sorta di piena liberalizzazione dell'età pensionabile per pochi "eletti". E questo non è il solo intervento riguardante la sfera dirigenziale: i contratti in scadenza (di qui alla fine della legislatura) dei dirigenti "esterni" alle amministrazioni potranno essere rinnovati per un periodo variabile tra i 3 e i 5 anni. In altre parole, il prossimo Esecutivo potrebbe trovare molti posti occupati per lungo tempo. Il tutto accompagnato dall'immissione in ruolo di un piccolo esercito di dipendenti (600-700) comandati presso la Presidenza del Consiglio. Un'operazione a vasto raggio, insomma, che quasi sparisce nel mare magnum di norme che caratterizza il decreto: 35 articoli (almeno nella versione trasmessa dal Governo al Quirinale), che spaziano dalle semplificazioni amministrative fino all'energia elettrica passando per la «gestione dei diritti di Cinecittà holding Spa» e la «funzionalità del Comitato atlantico italiano». Un provvedimento nato da un testo (più leggero) elaborato dal ministero della Funzione pubblica, guidato da Mario Baccini, e su cui il 29 dicembre scorso si è acceso un duro scontro nel Governo tra il fronte dei fautori del varo immediato di un decreto "omnibus" anche in chiave pre-elettorale, e chi, come il ministro Giulio Tremonti, propendeva per una frenata. Dopo il sofferto «sì» del Consiglio dei ministri, il cammino del decreto, duramente contestato da Cgil, Cisl e Uil, si è tinto di giallo. Ancora ieri mattina, dopo un congelamento durato quasi due settimane, si rincorrevano voci su un possibile rinvio del testo al Consiglio dei ministri. In serata la situazione si sarebbe sbloccata. Ma anche dopo la pubblicazione sulla «Gazzetta» il cammino del testo potrebbe continuare a risultare tormentato. Già c'è chi ipotizza la mancata conversione del Dl, con conseguente convogliamento delle sole misure più urgenti nel decreto "mille proroghe" (Dl 27305) per il quale viene considerato certo il completamento dell'iter. Burocrati senza tetto pensionistico. L'articolo 15 del testo inviato dal Governo al Quirinale è esplicito: «Trattenimento in servizio dei dirigenti di prima fascia». Ovvero: per i soli vertici burocratici di palazzo Chigi e dei ministeri non è più vincolante il tetto pensionistico dei 70 anni. Arriva un nuovo direttore generale. Il decreto prevede la creazione di una nuova direzione generale (per il danno ambientale) del ministero dell'Ambiente. La spinta alle semplificazioni. Il cardine del piano preparato da Baccini è rappresentato dai nuovi interventi per accelerare il processo di sburocratizzazione. In quest'ottica la regia del processo sarà affidata ad un nuovo comitato interministeriale ad hoc che sarà presieduto dal premier o, in sua vece, dal ministro della Funzione pubblica. La struttura, che sarà di fatto "coordinata" dal dicastero guidato da Baccini, potrà avvalersi dell'apposita Commissione di super-esperti per le semplificazioni burocratiche già prevista dal cosiddetto "pacchetto-competitivita". Salve le assunzioni autorizzate. Il decreto colma una lacuna della Finanziaria: le assunzioni 2005 già autorizzate ma non non ancora operative potranno essere effettuate entro il 30 aprile 2006. Il giro di vite sui «co.co.co.». Scatterà un giro di vite sul ricorso a getto continuo alle collaborazioni all'interno delle strutture pubbliche. Una "scorciatoia" molto utilizzata negli ultimi anni per aggirare i blocchi del turn over. D'ora in poi le amministrazioni potranno ricorrere alle collaborazioni solo in casi specifici e utilizzando «esperti di provata competenza». Recuperato l'Isfol. Viene ridata operatività all'Isfol (l'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), che per effetto dell'ultima legge Finanziaria risultava di fatto soppresso.
Alti dirigenti dei ministeri senza obbligo di pensionarsi
Il governo ha approvato un decreto legge che liberalizza la pensione per i vertici burocratici di Palazzo Chigi e dei ministeri, consentendo loro di rimanere in servizio anche dopo il settantesimo anno di età. Il testo, che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, prevede anche la riduzione del tetto pensionistico per i dirigenti "esterni" alle amministrazioni e la possibilità di rinnovare i contratti in scadenza per un periodo variabile tra i 3 e i 5 anni. Il decreto contiene anche misure per semplificare le procedure amministrative e per accelerare il processo di sburocratizzazione.
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