Pubblichiamo la risposta di Giovanna Melandri all' articolo di Salvatore Settis, "Tra le rovine dei Beni culturali i Beni culturali in rovina", pubblicato su La Repubblica del 10012006 . Avvertiamo che questo testo è leggermente diverso dalla versione pubblicata su "La Repubblica" di oggi, poiché è la versione più lunga che è stata inviata direttamente alla Redazione del Sito. ------------------------------------------------------------- Replica ad articolo prof. Settis su la Repubblica 11 Gennaio 2006 "Caro Direttore, il prof. Settis è talmente affascinato dalla sua personale teoria secondo la quale in materia di politiche culturali tutti gli orrori della destra sono stati costantemente e scientificamente preceduti da analoghi errori del centrosinistra che talvolta omette di ricordare alcuni fatti o dà vita a ricostruzioni poco condivisibili. Nel suo articolo apparso ieri su La Repubblica ha, infatti, paragonato l'attuale e intollerabile "esplosione" del numero delle figure dirigenziali del Ministero dei Beni Culturali conseguente all'intervento del 2002 di Giuliano Urbani all'aumento (da 4 a 8) delle Direzioni Generali previsto dalla riforma del Ministero concepita dai Governi dell'Ulivo. Vorrei ricordare a lui ed ai lettori la sostanziale differenza che corre a mio avviso tra le due vicende. La riforma del Ministero dei Beni e delle attività Culturali del 1998, introdotta da Veltroni e attuata dalla sottoscritta, rispondeva, infatti, non già a "lotte di potere, spartizioni e favoritismi clientelari" come scrive Settis ma ad un preciso progetto di riforma della missione e del ruolo del Ministero stesso. Che evidentemente il prof. Settis non condivide, ma certo si tratta di tutt'altra cosa. Nel 1998, infatti, vedeva la luce un nuovo Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che riunificava le tradizionali competenze in materia di patrimonio storico-artistico con quelle in materia di spettacolo (cinema, teatro, danza) che da tempo erano state "parcheggiate" presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alle quattro "storiche" Direzioni Generali del Ministero si venivano ad affiancare, dunque, le Direzioni per il Cinema e lo Spettacolo che non erano un "parto" di ingegneria amministrativa ma facevano riferimento a strutture già esistenti altrove. Inoltre, la riforma non si limitava solo a riunificare sotto un unico Ministero competenze omogenee tra di loro ma fino ad allora sparpagliate altrove ma individuava un nuovo fronte di impegno nei confronti dell'arte e dell'architettura contemporanee, fino ad allora decisamente trascurate. O forse il prof. Settis ritiene che fosse preferibile continuare nella tradizionale disattenzione nei confronti del segno contemporaneo? Per concludere, la divisione della enorme Direzione Generale per il patrimonio in distinte direzioni di settore (una per il patrimonio storico-artistico, una per il patrimonio architettonico ed una per l'Archeologia) rispondeva all'obiettivo di rendere il Ministero maggiormente in grado di operare con efficacia nel rapporto con le sedi periferiche del Ministero, le Sovrintendenze, che malgrado le difficoltà del momento, si cercò di rafforzare con l'immissione in ruolo, mediante concorso, di nuovi architetti, storici dell'arte, tecnici. In questo complessivo disegno che ispirò la riforma del 1998, le nuove Soprintendenze Regionali erano concepite esattamente come lo strumento per spostare da Roma ai singoli territori molte delle decisioni operative importanti del Ministero. E se un addebito va mosso, esso va mosso nei confronti del Governo Berlusconi che al contrario le hanno mantenute in una sorta di limbo che non consente loro di assumere un ruolo ed una funzione utile e coerente. Infine, se le Fondazioni museali pubblico-private concepite nel 1998 (che il prof. Settis riconosce essere una buona formula per la gestione dei luoghi d'arte) decollano a stento ritengo che la responsabilità sia non solo nella normativa di riferimento (sicuramente perfettibile) ma nella totale assenza di impulso da parte del Ministero negli ultimi cinque anni. Più in generale, l'aumento costante dei fondi per le attività di restauro e valorizzazione del nostro patrimonio, il numero elevato di luoghi d'arte restituiti al pubblico godimento in quegli anni e la rinnovata centralità di questo settore nelle politiche di governo dovrebbero, infine, testimoniare dell'assoluta diversità di segno delle politiche culturali praticate dai Governi di centrosinistra rispetto allo sfascio sistematico (condoni, silenzio-assenso, rovinosi tagli alle risorse) che ha ispirato gli ultimi 5 anni di attività del Governo Berlusconi. Una diversità, di metodi, principi ed obiettivi che il prof. Settis non vuole cogliere ma che, al contrario, io rivendico e non smetterò mai di sottolineare abbastanza.
Replica ad articolo prof. Settis su La Repubblica
Giovanna Melandri risponde all'articolo di Salvatore Settis, "Tra le rovine dei Beni culturali i Beni culturali in rovina", pubblicato su La Repubblica del 10012006. Melandri difende le politiche culturali del governo di centrosinistra, affermando che la riforma del Ministero dei Beni Culturali del 1998, introdotta da Veltroni, era un progetto di riforma della missione e del ruolo del Ministero, non una semplice lotta di potere. Melandri critica Settis per non aver ricordato alcuni fatti e per aver dato vita a ricostruzioni poco condivisibili.
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Bene culturale
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