PISA. Il cantiere archeologico, il centro di restauro del legno bagnato, il museo delle antiche navi con migliaia di reperti preziosi e decine di imbarcazioni vecchie di duemila anni, naufragate a più riprese nelle acque dell'Auser (l'attuale Serchio). Su queste tre piste si gioca il futuro della «meraviglia» storico archeologica che dovrebbe nel giro di pochi anni contendere alla Torre pendente il ruolo di polo di attrazione di turisti da tutto il mondo. Ma se il progetto del museo va a rilento, e rende già oggi troppo ottimistiche le previsioni di un avvio delle attività, anche se in progress, prima del 2010, gli altri due punti di richiamo sono una realtà. Si sono aperte da poche settimane infatti le visite guidate al cantiere delle navi romane e al Centro di restauro del legno bagnato, un tour di grandissimo interesse storico e archeologico che consente in poco più di un'ora di visitare gli scavi e i laboratori dove vengono sperimentate le tecniche di restauro e conservazione. Il centro, dove si procede al restauro delle imbarcazioni finora recuperate e dei numerosissimi reperti minori, è stato realizzato su progetto della Soprintendenza Archeologica; vi si svolgeranno anche stages di formazione in collaborazione con istituti universitari italiani e stranieri. Le strutture comprendono laboratori di analisi fisiche e chimiche, laboratori di restauro di ceramica, metalli e reperti organici, un laboratorio di ceramologia e i depositi dei materiali archeologici provenienti dallo scavo. Il percorso di visita del cantiere comprende invece un itinerario con vista dei 2500 metri quadrati dello scavo dove sono emerse negli anni le imbarcazioni, la proiezione di un audiovisivo, la visita dei laboratori di restauro e l'illustrazione delle tecniche applicate nello scavo e nella conservazione oltre a una esposizione di reperti archeologici da poco scavati o restaurati. Al di sotto del livello della strada, per circa sei metri continua ancora la ricerca ed il recupero di vari reperti. La pavimentazione riporta sagome colorate che rappresentano le imbarcazioni nella posizione in cui furono trovate. Accedendo allo scavo è possibile osservare gli archeologi intenti al loro lavoro. Nei laboratori i reperti vengono trattati, ripuliti e sottoposti a speciali sistemi conservativi. Fra i reperti ritrovati nello scavo, numerose anfore, vetri, vasi di ogni genere, e quattro delle imbarcazioni, protette da un guscio di resine per la conservazione. Il cantiere sorge nell'area dove nel 1998 iniziarono a venire alla luce imbarcazioni risalenti a varie epoche storiche, dove è attivo uno degli scavi più importanti di questo secolo, un complesso archeologico di proporzioni inattese (tanto che sembra che ciò che è stato trovato finora sia solo la punta dell'iceberg). I fondali fluviali hanno infatti restituito ad oggi già 30 relitti di imbarcazioni spesso ben conservati, di tutte le dimensioni, affondate in quest'area nell'arco di diversi secoli; qui infatti correva l'Auser, e pare che la causa dei naufragi in epoche diverse siano state le disastrose piene fluviali, veri e propri tsunami che spazzarono via le navi col loro carico. Al lavoro oggi ci sono una sessantina di studiosi e tecnici; fra le scoperte più recenti, le ossa della gamba di uno schiavo con un anello con catena alla caviglia, il palo che segnalava l'incrocio fra il fiume e un canale, il nome di una nave ("Alkedo", il Gabbiano) scritto in caratteri greci sulla fiancata, e ancora la stiva di una nave carica di spalle di maiale, un'anfora che conteneva pasta d'acciughe, anfore con vino, olio e cereali, vasi di vetro, monete, gioielli, pettini, calzature. Numerosi anche i resti umani e le ossa di animali domestici ed esotici. Finora sono stati impegnati sul progetto circa 10 milioni di euro, tutti finanziamenti pubblici (fondi lotto e finanziamenti Cipe), ma le previsioni di spesa per il museo, che sorgerà negli Arsenali Medicei alla Cittadella, lungo l'Arno, superano i 25 milioni di euro.