Quante possibilità ha l'autoritratto di Guido Reni, trovato di recente a Londra, di tornare a casa? Una, nessuna e centomila, risponderebbe Pirandello. Intanto perché de visu non l'ha visto praticamente nessuno e anche chi lo conosce dovrebbe rendersi materialmente conto se si è in presenza di un capolavoro, come pare, di uno dei nostri pittori di punta, o di una falsa attribuzione. Poi c'è la questione, non secondaria, della valutazione. Quale esborso comporterebbe rimpatriare un quadro del 1621? E chi se lo potrebbe permettere? Indubbiamente non lo Stato. Il soprintendente Franco Faranda non nasconde di navigare tra debiti e insolvenze varie e quindi... «S'immagini confessa che per le cinque province su cui abbiamo competenza abbiamo un finanziamento annuale di 295.000 euro che non bastano nemmeno a pagare le bollette. Con l'Enel abbiamo un debito di 180.000 euro accumulato in due anni. D'altro canto se il budget assegnato è passato da 600.000 a 290.000 euro, con una contrazione del 60, e le spese non sono ovviamente diminuite, che debbo fare? Per i miracoli non sono ancora attrezzato. Sarebbe come pretendere che una famiglia che intasca mille euro al mese si comprasse la Ferrari». Ma si tratterebbe veramente in questo caso di una Ferrari? Faranda conosce l'opera ma gli pare troppo affrettata un'attribuzione. «Ho avuto la foto per le mani e obiettivamente mi pare di altissimo livello però qualche perplessità resta. Dovrei ulteriormente vederla». Da dove nascono le riserve? «E' una questione di pelle. Se penso al pizzo, dettagliato, analitico, lo trovo in contrapposizione col fare del Reni. Però è anche vero che trattandosi di opera giovanile vien difficile un paragone con la produzione della piena maturità e quindi capire se la mano sia davvero la sua o quella di un altro. In ogni caso il discorso finanziario stoppa ogni discorso sul nascere. E' una domanda, quella dell'acquisizione, che non oso nemmeno rivolgere al Ministero. L'ipotesi più seria mi pare quella delle Fondazioni cittadine che potrebbero farsi carico dell'acquisto. Ma anche loro devono andare coi piedi di piombo perché è operazione di grande lustro poter riportare in città un pezzo della sua storia più pregiata ma è anche vero che ci si può giocare la faccia se poi l'investimento non corrisponde alle premesse. E immagino che in questo caso sarebbe necessaria una cifra almeno da un milione di euro. Sarebbe un affare comunque se fosse davvero un Reni».