Il Comune chiede una proroga. Legambiente si oppone LIPARI Fronte unico al consiglio comunale di Lipari. Difficilissimo, se non impossibile, distinguere le posizioni tra centrodestra e centrosinistra. L'assise, infatti, ha votato un ordine del giorno in forza del quale «si chiede alla Regione siciliana di voler concedere una proroga alle industrie Pumex ed Italpomice, affinchè continuino la loro attività estrattiva». Il 31 dicembre scorso a queste due aziende era scaduta la concessione per estrarre, lavorare ed esportare la pietra pomice. Un gravissimo colpo alle aziende eoliane, che, di fatto, dovrebbero convertire gli impianti estrattivi in «strutture socio-turistiche». Le aziende hanno presentato un piano di riconversione che però, a detta degli stessi imprenditori, richiede degli anni per essere messo a punto. Nel frattempo almeno 110 tra operai e impiegati rischiano il licenziamento. Ed ecco allora che il consiglio comunale, chiede alla Regione la proroga «che dice il sindaco di Lipari Mariano Bruno per noi è vitale. E' vitale per le nostre famiglie, è vitale per la nostra economia tenuto conto, tra l'altro, la difficoltà anche che incontrano i pescatori». L'ipotesi proroga, del resto, viene già tenuta in considerazione al parlamento regionale se è vero che, ieri, Legambiente contraria alla prosecuzione dell'attività estrattiva ha lanciato l'allarme: «Se l'assessore all'Industria Antonio D'Aquino, attraverso un emendamento alla finanziaria, dovesse consentire alla Pumex la prosecuzione delle attività di estrazione di pomice dalle cave dell'isola di Lipari per altri cinque anni, sarebbe vergognoso». L'attacco arriva da Mimmo Fontana, presidente regionale dell'associazione ambientalista, che aggiunge: «Ad una simile sconcertante decisione si sarebbe pervenuti nel corso di una riunione il 28 dicembre scorso all'assessorato all'Industria. Salvaguardia dei posti di lavoro e perseguimento delle finalità suggerite dall'Unesco sono le pretestuose quanto mendaci ragioni addotte per motivare tale scandalosa determinazione». Il fatto è che l'Unesco, negli anni scorsi, aveva annoverato l'arcipelago delle Eolie tra i luoghi considerati patrimonio dell'umanità a condizione che «si dismettesse dalle cave l'estrazione di pomice». Non è stato possibile ancora mettere in opera un piano di riconversione aziendale che di fatto è già pronto, almeno sulla carta. Un piano di riconversione aziendale che, impiegando circa 85 milioni di euro trasformerà le cave di pomice liparota in alberghi, musei, ed addirittura in piscine termali. «Tutto senza minimamente deturpare il nostro paesaggio dice il presidente della Pumex Enzo D'Ambra rispetteremo gli stabilimenti già esistenti senza ampliare il volumetraggio e, sempre, ripetiamo, nel rispetto della legge. Ma, è ovvio che ci vorranno degli anni». Da qui la richiesta di una proroga alla Regione. Alle Eolie, intanto, rullano tamburi di protesta. «Se la nostra richiesta, tra l'altro legittima, non dovesse essere presa in considerazione metteremo in ginocchio l'economia eoliana dicono operai e sindacalisti Siamo decisi a tutto. Siamo disposti a bloccare i porti dando vita a uno sciopero che nelle Eolie sarà ricordato chissà per quanti anni».