La missione in Egitto ha recuperato migliaia di documenti in greco antico e altri alfabeti. Solo dieci sono stati decifrati, gli altri giacciono in un magazzino Preziosissimo materiale antico ritrovato in anni di lavoro e dimenticato in un magazzino. Accade nello scavo archeologico a Tebtynis (Egitto), dove una missione internazionale è diretta da un docente dell'Ateneo di Via Festa del Perdono. L'equipe di esperti è attiva dal lontano 1988 e le campagne (mediamente di 7 settimane ciascuna tra settembre e ottobre) ammontano finora a ben 18. In questo lungo periodo l'esplorazione sistematica dell'antico villaggio ha portato alla luce edifici ancora in ottimo stato, un'infinità di oggetti di ogni sorta e - cosa straordinaria - almeno 10.000 papiri scritti in greco antico e in altri alfabeti. Ebbene il contenuto di questo immenso bottino dall'incommensurabile valore scientifico è ignoto: a tutt'oggi solo una decina scarsa di papiri è stata edita. Gli studiosi del settore o i semplici appassionati ignorano completamente il tesoro riportato alla luce a Tebtynis. Chi scrive ha partecipato agli scavi fino al 1996 e ha potuto rendersi conto che dall'abitato sono stati recuperati pezzi unici, a partire da un raro testo di filosofia stoica, che cita anche Socrate come esempio di virtù assoluta. E ha avuto il privilegio di leggere e decifrare un frammento con un passo di Omero (V libro dell'Odissea), ma per ragioni incomprensibili l'edizione scientifica, ultimata da anni, viene regolarmente ritardata. Per non parlare dei numerosi documenti, molti con preziose informazioni sulla vita religiosa intorno al principale tempio di Tebtynis (quello del dio coccodrillo) o agli altri santuari: poco trapela, nessuno studia i reperti, restaurati e accatastati nei magazzini a nord del sito. Se poi passiamo alle monografie di tipo archeologico, il tasto è se possibile ancor più dolente: un solo lavoro scientifico, inerente ai monumenti sterrati nelle prime due campagne; e una monografia riguardante quel che resta del tempio del dio coccodrillo (già studiato negli anni '30), pubblicata a cura di un gruppo secondario di archeologi. Si sa per certo che è pronto anche il catalogo dei numerosi oggetti in legno, ma per motivi oscuri non viene pubblicato. Allora ci si chiede: chi controlla il valore scientifico e soprattutto la solerzia delle pubblicazioni? Sì, perché in un continuo lamentarsi, a torto e ragione, della ricerca accademica italiana, qualcuno dovrà pur verificare i risultati di un'operazione archeologica che pesa sul contribuente per decine di migliaia di curo all'anno. Questo a compendio di una situazione inaccettabile anche dal punto di vista morale: come denunciato in passato, i rais addetti alla sorveglianza degli operai di Tebtynis hanno frustato a più riprese quei malcapitati rei di non tenere i ritmi infernali imposti dagli archeologi occidentali. La lentezza nelle pubblicazioni si aggiunge a una situazione di sostanziale stallo che coinvolge da tempo gli studi papirologici alla Statale: in quasi trent'anni pochissimi i papiri pubblicati e anche l'edizione del famoso rotolo con 600 nuovi versi del poeta ellenistico Posidippo appare di scarso valore scientifico (sono centinaia le correzioni apportate da esperti del settore a singoli passi dell'opera). Ultimamente, poi, i papirologi della Statale hanno annunciato l'acquisto di un nuovo reperto (ma chi paga?): si tratta di un papiro del I secolo d. C. con parte di un'opera inedita di Artemidoro di Efeso; l'ampio frammento - fanno sapere nella presentazione del testo alla stampa - è corredato dalla più antica carta geografica del mondo classico. Peccato che mappe simili siano già testimoniate nel periodo arcaico (VI secolo a. C.), come quella disegnata su un grosso coccio trovato a Soleto (in Magna Grecia, vicino a Taranto). Insomma vien da pensare che in realtà siano la scarsa competenza e la poco robusta preparazione scientifica a impedire una solerte pubblicazione di papiri evidentemente troppo ostici per chi è stato incaricato di studiarli.
I 10mila papiri scordati dalla Statale
Una missione archeologica a Tebtynis in Egitto ha recuperato migliaia di documenti in greco antico e altri alfabeti. Solo dieci sono stati decifrati, mentre gli altri sono stati lasciati in un magazzino. L'equipe di esperti ha lavorato per 18 campagne tra il 1988 e il 2006, recuperando almeno 10.000 papiri scritti in greco antico e in altri alfabeti. Tuttavia, solo una decina di papiri è stata edita e gli altri rimangono inediti. Gli studiosi del settore ignorano il tesoro riportato alla luce a Tebtynis, e le pubblicazioni scientifiche sono state ritardate o non pubblicate.
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