Ieri a mezzogiorno in punto, presenti l'assessore regionale alla Pubblica istruzione Elisabetta Pilia, il sindaco Eusebio Baghino e le piè alte autorità dell'isola, la maledizione della dea Tanit, signora di Cartagine, è stata sconfitta. Ci sono voluti cinquant'anni, segnati da traversie burocratiche, fallimenti di imprese, incidenti di percorso di ogni genere, prima che il museo archeologico di Sant'Antioco vedesse la luce. Ora, sulla più bella e importante raccolta di testimonianze delle civiltà fenicia e punica, vigilano, alle porte, due leoni di tufo del V secolo a.C. e la compagnia barraccellare. La nuova struttura raccoglie quindicimila pezzi di straordinario valore archeologico, ottomila esposti nelle sale della nuova struttura: coppe, gioielli, mosaici, la ricostruzione,con i reperti originali, di una tomba del v secolo a.C. scoperta durante i lavori di costruzione delle condotte idriche di Sant'Antioco. «Per dare un'idea sia pur affrettata della consistenza del materiale archeologico rinvenuto a Sant'Antioco spiega il direttore del museo comunale, Piero Bartoloni occorre fare riferimento alla grande mostra su "I Fenici", che raccoglieva le testimonianze archeologiche provenientitra l'altro dal Libano e da Cartagine, allestita nel 1988 a Palazzo Grassi, a Venezia, a cura di Sabatino Moscati, padre dell'archeologia fenicio-punica. Gli oggetti provenienti dall'antica Sulky, attuale Sant'Antioco, esposti in quella mostra, ammontavano al 15 per cento dell'intera esposizione, mentre, se riferiti ai materiali provenienti dagli antichi centri fenici e punici della Sardegna, come Karalis, Nora o Tharros, rappresentavano ben oltre il 30 per cento del totale. Il museo comunale di Sant'Antioco aggiunge Bartoloni è il museo della più antica città della Sardegna. Con i materiali provenienti dall'area dell'abitato, dalla necropoli ipogea e dal tophet, offre uno spaccato unico per l'isola e, in definitiva, per l'intero Mediterraneo, della civiltà urbana fenicia e punica. Lo stesso museo nazionale di Cagliari, pur unico al mondo nel suo genere, non è in grado di offrire ai visitatori un repertorio tanto vasto e completo». Una ricchezza archeologica che testimonia una storia millenaria di una città sarda raffinata ed elegante quando Roma era ancora un piccolo villaggio. «E' con l'arrivo dei Fenici che l'antica Sulky conosce il suo massimo fulgore. Tra il 750 e il 500 a. C. dice Piero Bartoloni, l'isola ebbe contatti politici e commerciali con tutte le principali e più ricche civiltà che all'epoca si affacciavano sul Mediterraneo. Mentre Roma era un villaggio di capanne di paglia e fango, Sulky inviava e riceveva merci da tutti i paesi rivieraschi del bacino del Mediterraneo centro-occidentale. A testimonianza di ciò sono il quartiere di abitazioni in prossimità dell'ospizio comunale e i significativi reperti messi in luce in questi ambienti. Notevole il tofet, area sacra particolare nella quale venivano sepolti con particolari riti i bambini nati morti o deceduti in tenera età. Inoltre, i materiali rinvenuti denotano una frequentazione fin dall'età piè antica di abitanti sia di origine fenicia che nuragica». Il museo è intitolato all'archeologo Ferruccio Barreca che,nel 1956, quando ebbero inizio gli scavi archeologici del tophet fenicio e della necropoli ipogea punica, volle che gli oggetti rinvenuti fossero conservati a Sant'Antioco e, in una piccola sala, costituì il nucleo originario del museo comunale, allestito in via definitiva tra il marzo e il dicembre del 2005 da Piero Bartoloni, professore ordinario di archeologia fenicio-punica dell'università di Sassari, direttore scientifico del museo, con la collaborazione di Paolo Bernardini, direttore della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano. «Il piano espositivo sottolinea Paolo Bernardini non si presenta del tutto concluso. Alcune vetrine, attendono materiali che sono custoditi nel museo nazionale di Cagliari e che potranno essere trasferiti a Sant'Antioco entro marzo. Tuttavia, il settore finora allestito, che si estende per tutte le vaste sale della nuova struttura, rappresenta un quadro organico delle antichità della città sulcitana, in cui viene privilegiato, come è ovvio l'orizzonte fenicio e punico di Sulky».
Inaugurato il Museo archeologico di Sant'Antioco. Lo splendore dell'arte fenicia
Ieri, a Sant'Antioco, è stata inaugurata la nuova struttura del museo comunale, che ospita una vasta raccolta di testimonianze archeologiche fenicio-puniche. La struttura, che ha richiesto cinquant'anni di lavori, presenta due leoni di tufo del V secolo a.C. e una ricca collezione di oggetti, tra cui coppe, gioielli, mosaici e la ricostruzione di una tomba del V secolo a.C. Il museo è il risultato di un progetto che ha coinvolto l'archeologo Ferruccio Barreca e il direttore scientifico Piero Bartoloni.
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