Il 19 dicembre 2005 Gaspare Barbiellini Amidei dalle pagine del Corriere della Sera lanciava un appello: salvare la Braidense e il suo prezioso contenuto, i libri che soffocati dalla polvere rischiano di ridursi essi stessi in polvere. Desidero rilanciare questo appello ai milanesi in particolare e ai miei colleghi insegnanti soprattutto, che spero amino i libri anche in qualità di oggetti quando sono così antichi e dunque preziosi come quelli conservati nella storica biblioteca di Milano. Sotto la guida dei titolari della legatoria di via Terraggio, i compianti fratelli Nino e Tino Marchesi, ho imparato a curare gli antichi tomi, e uso il verbo curare e non restaurare perché sia un preciso messaggio che evidenzi l'amore prima ancora che la tecnica. Conosco dunque l'impegno di tempo e quindi economico, la delicatezza e l'importanza del compito. Ecco dunque farmi anch'io voce di quei libri che voce propria non hanno, come scrive Barbiellini Amidei, per chiedere a chi può farlo (il ministro dei Beni Culturali? Il ministro della Pubblica Istruzione? Il sindaco di Milano?) di organizzare una raccolta di fondi che serva a tamponare le urgenze.
Milano. Una raccolta di fondi per salvare la Braidense
Il 19 dicembre 2005 Gaspare Barbiellini Amidei dalle pagine del Corriere della Sera lanciava un appello: salvare la Braidense e il suo prezioso contenuto, i libri che soffocati dalla polvere rischiano di ridursi essi stessi in polvere. Desidero rilanciare questo appello ai milanesi in particolare e ai miei colleghi insegnanti soprattutto, che spero amino i libri anche in qualità di oggetti quando sono così antichi e dunque preziosi come quelli conservati nella storica biblioteca di Milano. Sotto la guida dei titolari della legatoria di via Terraggio, i compianti fratelli Nino e Tino Marchesi, ho imparato a curare gli antichi tomi, e uso il verbo curare e non restaurare perché sia un preciso messaggio che evidenzi l'amore prima ancora che la tecnica. Conosco dunque l'impegno di tempo e quindi economico, la delicatezza e l'importanza del compito. Ecco dunque farmi anch'io voce di quei libri che voce propria non hanno, come scrive Barbiellini Amidei, per chiedere a chi può farlo (il ministro dei Beni Culturali? Il ministro della Pubblica Istruzione? Il sindaco di Milano?) di organizzare una raccolta di fondi che serva a tamponare le urgenze.
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