ROMA Giro di poltrone al ministero dei Beni culturali. Anche questa volta stando ai malumori che si raccolgono all'interno del dicastero ha prevalso la logica di appartenenza e non di competenza. Grazie anche a norme ad personam che si tenta di far passare attraverso un decreto legge. Le nomine. Il puzzle di nomine ha preso forma nell'estate 2004. con la retrocessione per effetto di una discussa delibera della Corte dei conti di Roberto Cecchi, allora capo dipartimento per i beni culturali, a direttore per i beni architettonici e paesaggistici. A capo di quel dipartimento, il più importante del ministero, è arrivato Francesco Sicilia, che ha lasciato il dipartimento per lo spettacolo e lo sport a Paolo Carini, prima all'ufficio di controllo interno. In quel valzer di posti -tutti di dirigente generale -sono rimaste scoperte determinate caselle. Alcuni funzionari sono, poi, stati parcheggiati in posizioni di staff. Un particolare non di poco conto, perché quei funzionari sono dirigenti di seconda fascia nominati, per effetto del decreto 32004, come dirigenti apicali (di prima fascia) per tre anni e che se non maturano il triennio di anzianità saranno retrocessi alla posizione originaria. Per effetto di contorti meccanismi legislativi e di dinamiche interne al ministero, solo la nomina a una posizione di funzione (e non di staff) può garantire la maturazione dei tre anni necessari per conservare i "gradi" più alti. Si capisce, così, l'importanza delle ultime nomine e la corsa a conquistare le poltrone rimaste libere. A direttore del patrimonio storico andrà Bruno De Santis, vicino a Sicilia e che lascia il posto di direttore generale di staff, mentre Anna Maria Buzzi (altro dirigente di staff) diventerà vice-capo di gabinetto, posto finora ricoperto da Laura Napoleone, che diventa capo di gabinetto, dato che l'attuale, Francesco Tufarelli, ha scelto altre strade. Il ministro Rocco Buttiglione ha già avviato le procedure di nomina, che ora dovranno essere registrate dalla Corte dei conti. Il decreto legge. Il DL sulla pubblica amministrazione, approvato a fine anno, completa il quadro. L'articolo 15 è stato confezionato per consentire a Sicilia, il potente capo dipartimento dei beni culturali, di posticipare l'età della pensione. Che la norma sia ad personam lo si evince anche dalla notazione inserita a penna sul testo del decreto pubblicato sul sito del ministero lunedì scorso e ieri prontamente ritirato. Un'altra notazione, sempre del medesimo autore, compariva a fianco dell'articolo 2: vi si leggeva "Scuola superiore Pa". Anche questa disposizione incalza la Uil ha un preciso destinatario: un parente del ministro Buttiglione che aspira a diventare direttore della Scuola ma non ha i titoli. Quell'articolo di poche righe è un nuovo tentativo in passato non ci si è mai riusciti per dargli una mano. Forse sarà anche per questo che il decreto non è stato ancora controfirmato dal Capo dello Stato. ANTONELLO CHERCHI