Teatri chiusi, auditorium inagibili, musei che dopo decenni ritrovano casa: la situazione dei contenitori culturali, fino a poco tempo fa ma sembrano trascorsi anni luce fiore all'occhiello della città, non è di certo confortante. Che spiegazione dare? Quali prospettive individuare? Cosa sperare per il futuro? L'architetto Arturo Cucciolla parla di "realtà dolorosa" e accusa: «È il risultato dell'eredità negativa lasciata della passata amministrazione comunale; per quanto riguarda il Petruzzelli, si aggiunge il fatto di trovarsi a ragionare con un governo che non fa scelte coordinate per aiutare il Meridione a voltare pagina. Parlando di casi concreti, penso per esempio che Comune. Provincia e Regione dovrebbero avere un lavoro comune ben coordinato per fare un sistema museale aperto a Bari vecchia, affiancando al Museo archeologico di Santa Scolastica il Museo di Storia della città di cui si è tanto parlato in passato. Riguardo Petruzzelli, Margherita e Piccinni, credo che Bari sia fortemente intenzionata a riavere per intero il proprio sistema dei teatri, peraltro unico in quanto composto da tre modelli completamente diversi tra loro e quindi una straordinaria eredità del passato assolutamente da valorizzare». Se l'architetto ha le idee chiare, l'editore Alessandro Laterza ammette che "come comune cittadino, è tutto molto complicato da comprendere". «Mi risultano francamente indecifrabili i rapporti difficili fra amministrazioni locali e governo centrale; non riesco proprio a seguire la logica delle cose, ma questo aggiunge con un tocco di sorniona raffinatezza sarà dovuto a un mio limite di comprensione. So che riguardo il Museo archeologico, di recente è stato organizzato un incontro per discutere sulla scelta di Santa Scolastica: mi sembra un segnale positivo, un'apertura al dialogo visto che non erano solo parti istituzionali a confrontarsi. Quanto all'auditorium, mi pare ci sia un palleggiamento di competenze, quindi solo una questione burocratica. Sul Petruzzelli, invece, mi verrebbe di dire "no comment": periodicamente c'è l'annuncio della riapertura che poi, puntualmente, viene meno. A questo punto, vedere per credere». Sulla "ferma volontà" di Comune, Provincia e Regione di restituire al più presto il Petruzzelli alla città "anche per far lavorare al meglio la Fondazione" punta invece l'assessore comunale alla Cultura, Nicola Laforgia. Più complesso, invece, il discorso inerente il Margherita. «Dovevamo fare una riunione con il ministero spiega ma è stata rinviata per la nomina del nuovo Soprintendente. Credo, però, sia importante decidere prima della ricostruzionequale debba essere la destinazione del Margherita, anche a costo di perdere un po' di tempo in più. Secondo me, dovrà diventare un luogo polifunzionale, uno spazio da vivere 24 ore su 24, quotidianamente, e non solo per le due ore di uno spettacolo. È comunque intenzione dell'amministrazione di fare sforzi insieme alla Soprintendenza per far vivere presto i cantieri, utilizzabili anche subito. Come abbiamo fatto con la Cittadella della Cultura, destinata ad ospitare Biblioteca nazionale e Archivio di Stato: l'abbiamo aperta con la bella mostra di Rocco Telli». Raffaele Nigro offre invece un'analisi particolare: «Questa situazione dipende dal fatto che i baresi amano poco la loro città, in quanto persone venute da fuori: nel 1820 qui c'erano 15mila abitanti; negli Anni '70-'80 sono arrivati a 400 mila. È gente che vive qui ma che compra la tomba nel paese d'origine. A questa mentalità di disaffezione, si aggiunge il fatto che viviamo in decenni in cui è venuta a mancare quella progettualità che avrebbe potuto fare di Bari una città metropolitana. Oggi si vive alla gior-naia, si ci preoccupa di spazietti dove tirare su grattacieli per fare quattro soldi. E si arriva perfino a rimpiangere Ferdinando Pinto».