A BOLOGNA LA RASSEGNA "ARTEFIERA": PARLA LA CURATRICE Bologna A Bologna trent'anni fa, alla prima edizione di «Arte-Fiera», un Achrome di Piero Manzoni era in vendita per trenta milioni di vecchie lire. Tra pochi giorni alla stessa manifestazionedal 27 al 30 gennaio la stessa opera non costerà meno di 350 mila euro, quasi settecento milioni di vecchie lire. Identiche considerazioni per i prezzi di Fontana, Boetti, Vedova o di altri artisti italiani le cui quotazioni sono ormai salite vertiginosamente. Non sono casi isolati. L'arte italiana, moderna e contemporanea, è entrata a pieno titolo nel circuito internazionale. E questo è quanto vuole certificare «Arte-fiera», a cui partecipano circa duecento gallerie italiane e straniere, avendo come testimoni i valori delle vendite all'asta avvenute nel2005, soprattutto a Londra. E' stato un anno straordinario, ammette Silvia Evangelisti, che guida la manifestazione bolognese ed elenca una sequenza di record: 2,4 milioni di euro per Donna che nuota sottacqua di Arturo Martini, 1,1 milione di euro per Bagnanti di Giorgio Morandi, più di un milione di sterline per un Cavaliere di Marino Marini, 1,3 milioni di sterline per Cannone Bella Ciao di "Pino Pascali, 680 mila sterline per un Socco di Burri del 1954, 523 mila sterline per un Conceno spaziale di Fontana. E ancora: 433 mila sterline per Cubo di Alighiero Boetti, 512 mila sterline per un'opera di Kounellis del 1971, più di 300 mila euro per Vedova, 299 milaster-line per uno specchio di Pistoletto e 148 mila sterline per un'Italia di Luciano Fabro. Senza dimenticare i centomila euro che ha sfiorato Turcato o le cinquantamila sterline superate da Getulio Alviani. Queste sono le cifre quasi sempre raggiunte sul mercato anglosassone. Il nostro continua ad avere problemi. L'Iva italiana resta la più alta d ' Europa e ora sta per essere applicata una normativa europea, il «diritto di seguito», cioè il diritto che ha l'autore di un'opera d'arte di ricevere una certa percentuale su ogni vendita successiva alla prima, a partire da un determinato limite di prezzo. Situazione complessa dunque. Ed è questa la cornice di«Artefiera» che vuole «anticipare movimenti e tendenze» e che per festeggiare i trent'anni ha organizzato «l'Esprit Nouveau», una rassegna di dieci giovani gallerie intemazionali nel Padiglione Le Corbusier, «Art First», che porta sculture e installazioni contemporanee in tutta la città, nonché convegni, dibattiti e - cosa che avviene per la prima volta a una Sera d'arte - la decisione di ospitare, con un suo stand e un suo programma, un critico d'arte contemporanea: Achille Bonito Oliva. Accoglierà sei artisti (Enzo Cucchi, Braco Dimitrievic, Uliana Moro, Michelangelo Pistolet-to, Ettore Spalletti e Sisley Xhafa) che parleranno di un'opera che non hanno mai realizzato, saranno proiettati filmati e nell'ultimo giorno sarà battuto all'asta un ritratto del critico di Rocco Dubbini. L'acquirente «pagherà» acquistando lavori di giovani artisti europei da donare ai giovani musei italiani d'arte contemporanea, da Bergamo a Nuoro. Spiega Silvia Evangelisti: «E' un evento culturale. Vogliamo dare qualcosa di più ai visitatori ed è un modo per coinvolgere maggiormente il mondo dell'arte. Gli artisti, i critici, i curatori generalmente sono poco interessati alle fiere. Ma il nostro sistema, non essendo abbastanza forte per sostenersi da solo, ha bisogno della loro presenza». Per l'arte italiana è comunque un momento felice. «Sì è un momento felice e lo dimostrano i risultati, la decisione di Christie's e di Sotheby's di organizzare aste di arte italiana nei giorni in cui a Londra era in corso Frieze, la fiera d'arte della capitale inglese. C'è un grande interesse da parte dei collezionisti internazionali». I record comunque avvengono sempre all'estero. E in Italia? O tutto passata attraverso il mercato sommerso? «C'è un mercato sommerso, ma c'è anche del provincialismo, e una grande riservatezza. I collezionisti italiani acquistano opere italiane a Miami o a Londra, è considerato un merito. E al contempo nessuno viene a saperlo». Con l'arrivo del «diritto di seguito» tutto questo finirà? «La legge cosi come viene prospettata non è equilibrata e ha molte incognite. Se l'opera viene acquistata all'estero vale egualmente la legge? In Gran Bretagna non c'è questa normativa e si rischia ancora una volta di spostare il mercato dell'arte verso altre nazioni». E l'Iva? «Penalizza le gallerie italiane ma credo che il prossimo governo interverrà su questo tema. Era stato anche presentato un disegno di legge ma non è mai arrivato all'approvazione finale». Ma quant'è il giro d'affari delle gallerie italiane per il moderno e contemporaneo. Avete una stima? «Non c'è. E non c'è modo di saperlo. Posso dire che lo scorso anno a Bologna il primo giorno della fiera furono vendute almeno quattro opere da un milione di euro e decine di lavori dal valore tra i dieci e i cinquantamila euro. In Spagna hanno calcolato in maniera induttiva un giro d'affari per circa seicento milioni di euro l'anno. Il nostro, essendo il mercato più consolidato, è sicuramente superiore».