Due giorni fa ennesimo sfregio a un'opera d'arte: "L'orinatoio" di Duchamp preso a martellate. Una catena di vandalismi che allo Stato costa 5 milioni di euro. Stagione ruggente quella degli anni '90 per le opere , d'arte danneggiate. Ruggente e tuttora graffiante. È di circa 48 ore fa la notizia che "L'orinatoio" di quel genio dadaista di Duchamp sia stato preso a martellate nel blindatissimo Centre Pompidou di Parigi. Segno che nemmeno giannizzeri e telecamere, davanti alla furia devastatrice dell'uomo qualunque, servono alla sicurezza del nostro patrimonio. Pierre Pinoncelli, il 77enne bloccato sabato sera dalla polizia francese, era al suo secondo tentativo di distruzione. Ce l'aveva proprio con quella che, nel 2004, un autorevole sondaggio condotto tra diverse personalità del mondo artistico aveva definito l'opera d'arte moderna più importante. Più delle "Demoiselles d'Avignon" o di "Guernica" di Picasso, tanto per intenderci. BIS DEVASTATORIO tentato anche da un altro italiota col pallino del martello. Quel Piero Cannata, pittore mancato, che nel settembre del '91, prese a martellate i divini piedi del David di Michelangelo, colosso di burro e di marmo che solo a guardarlo in cartolina ti prende la voglia di sfiorarlo. Cannata, no. Lui, in quel tempio dell'arte mondiale che è la città di Firenze tutta, preferisce battere con veemenza su quelle forme di straordinaria bellezza, fino a mandarne in briciole un dito. Una coazione a ripetere irrefrenabile la sua, che nove anni dopo, nel febbraio del 2000, lo portò a cambiare arma del delitto e, complice un pennello indelebile, si dilettò a pasticciare sopra la statua dalle carni immacolate custodita nel museo Marino Marini di Firenze. Questi idioti "trastulli di animali" prendendo spunto da un buon libro di Yukio Mishima, costano allo Stato non proprio pochi bruscoli: secondo le stime di Legambiente i danni per atti di vandalismo sono costati oltre 5 milioni di euro. E SE LA FOLLIA è cieca, quando colpisce le opere d'arte, è anche profondamente stupida. Al di là dei singoli episodi di cronaca, il problema oggi ha raggiunto dimensioni ben più serie e gravi. Si tratta dell'impossibilità di difendere adeguatamente oltre duecento luoghi, che rivestono particolare valore simbolico e storico, da una aggressione proditoria e cattiva. Nel nostro paese, il danneg-giamento più clamoroso risale alla Pietà di Michelangelo: «Io sono Gesù Cristo» urlò l'ungherese Laszio Toth scalvalcando la balaustra della Cappella di San Pietro e danneggiando la statua fino a staccarne un braccio. Non colpiti da delirio di onnipotenza, ma semplicemente sbronzi, erano invece i due giovinastri che nel '97 sfregiarono la statua del "Biancone", la Fontana di Nettano in piazza della Signoria a Firenze. Cinquantaquattro secondi esatti per una mutuazione che amputò l'umanità. Ubriachi, bulli di quartiere, pazzi o semplicemente gente annoiata: se la casistica dell'idiota di turno prosegue indiavolata, la situazione resta purtroppo invariata: l'arte in Italia si fa a pezzi. Come niente.