Nell'arte contemporanea Roma ha accumulato ritardi. Ma da tempo le cose stanno cambiando, a livello di istituzioni e gallerie. In futuro la città potrà ritrovare il suo ruolo di capitale», spiega Anna Mattirolo, responsabile arte conemporanea di Darc, direzione generale del ministero. Nessun «caso Cattelan», a Roma. Nessun artista, come lui, controverso ma in grado di raggiungere celebrità e quotazioni stratosferiche. Nessun Damien Hirst, altra superstar (inglese) dell'arte d'oggi. Da tempo, tra gli italiani emersi (nomi internazionali come la genovese Vanessa Beecroft), non c'è quasi nessun artista della capitale. Qualche eccezione, come Cristiano Pintaldi, classe 1970T nome che mette d'accordo quasi tutti (già acquistato dallo Stato) o Andrea Salvino (1969). In parte sarà un caso, ma forse esistono motivazioni strutturali per cui Roma non è da qualche lustro una capitale dell'arte. Tema ampio e complesso, di cui è disposta a parlare Anna Mattirolo, responsabile del servizio Arte di Darc, direzione generale per il contemporaneo creata dai Beni culturali nel 2001. Dare, e in particolare il servizio diretto dalla Mattirolo, ha l'obiettivo di sostenere la creatività giovanile con premi, concorsi e soprattutto acquisti per le collezioni del futuro Maxxi, museo del XXI secolo. Darc ha un budget, opera nel mercato, fa mercato: «È vero - spiega la Mattirolo - Roma latita, ma presto potrebbe non latitare più. Il problema è che nella capitale, per troppo tempo, le istituzioni hanno abbandonato la creatività contemporanea. Preferisco usare questa espressione, rispetto all'abusata formula di arte giovanile. Oggi infatti può darsi il caso di artisti, meno giovani d'anagrafe, ma altrettanto "nuovi". Con la creazione di Darc si è creata una novità non da poco, anche se siamo ancora un cantiere. E le novità non sono solo a livello statale: il futuro Macro, il nuovo Palazzo delle Esposizioni, sono altre realtà che possono favorire una promozione pianificata. Per crescere, nel settore, occorre far sistema: scovare gli artisti, attrarre talenti, promuoverli a livello internazionale, dar loro occasioni per confrontarsi, emergere. Noi abbiamo iniziato a farlo. E se l'istituzione si muove, si muovono di conseguenza collezionismo e gallerie: dalla Lorcan O'Neill, alla Sales, alla Bonomo, alla Roma Roma, agli studi di Stefania Miscetti e Paola Capata, non sono poche le nuove realtà, di livello professionale, oggi presenti in città. Roma per tradizione non è capitale del mercato, ruolo che spetta a Milano, né la città del collezionismo, che è Torino. Eppure da quando le cose si muovono sul piano istituzionale, l'intero sistema cresce. Io credo che artisti bravi ci siano. Ma se fino a oggi, a parte eccezioni, non sono emersi, è anche perché a Roma l'Accademia di Belle Arti non ha saputo produrre quanto hanno prodotto Bologna o Milano».