Torino indica la via maestra Il resto è solo una scorciatoia Musei gratis sì, musei gratis no. Periodicamente questo tema si riaffaccia. L'ultima provocazione si deve al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che nella rituale conferenza stampa di bilancio dell'anno appena concluso ha dichiarato che intende proporre al suo Consiglio Comunale l'eliminazione delle biglietterie nei quarantadue musei comunali. Ed ha motivato questa proposta con la necessità di dare una risposta forte al Governo e al Parlamento che hanno ridotto le risorse agli enti locali e alla cultura. Non sembra quindi una scelta "autonoma" quanto piuttosto derivata dai comportamenti del Governo, non condivisi dal sindaco. Più riflessiva la posizione dell'assessore alla Cultura, Angelo Guglielmi, che si riassume così: la Cultura deve essere gratuita. E su questa base propugna la gratuità dei musei. Tesi sostenuta da Vittorio Sgarbi, sin da quando ha ricoperto l'incarico di sottosegretario ai Beni culturali. Sul tema si è pronunciato, qualche tempo fa, il ministro Buttiglione sostenendo la tesi opposta e giustificandola con la scarsità di risorse di cui dispone il suo dicastero. Dalle biglietterie il ministero ricava ogni anno 120 milioni di euro. Se si tiene conto che con i tagli dell'ultima finanziaria (meno 38 milioni di euro) si teme che non si potrà garantire l'apertura di alcuni musei, è piuttosto semplice comprendere quanto siano importanti le entrate delle biglietterie. Ma il punto non è solo o tanto questo. Sostenere, come si è fatto, che se è gratuito l'accesso alle biblioteche non si capisce perché si deve pagare un biglietto per ammirare un'opera d'arte, è a dir poco singolare. Come si può non tener conto della differenza sostanziale che esiste, sul piano dei costi di gestione, tra una biblioteca ed un museo? E ancora. I nostri musei, soprattutto quelli più visitati, sono meta di milioni di turisti che pagano un biglietto a cui non trovo ragioni valide per rinunciare. E' bene tener presente ancora due aspetti. Nel nostro Paese accedono gratuitamente ai musei i giovani al di sotto dei 18 anni, coloro che frequentano facoltà universitarie che contemplano gli studi della storia dell'arte, i portatori di handicap, gli anziani con più di 65 anni. Una fascia consistente della popolazione cui si è da tempo riconosciuto il diritto alla gratuità. Inoltre ci sono molte occasioni, durante l'anno, in cui l'accesso è gratuito per tutti: dalla Settimana della Cultura italiana alle tante iniziative locali. Salvo casi eccezionali, durante le giornate della gratuità, non si registrano code all'ingresso dei musei. Allora il problema dovrebbe essere affrontato diversamente. Lasciare, ad esempio, alle Direzioni regionali del Ministero per i beni e le attività culturali di individuare, nel proprio territorio, i musei che per alcuni periodi dell'anno (o per un tempo più lungo) si visitano gratuitamente, ma nell'ambito di una adeguata promozione di quel o di quei musei. O ancora si potrebbe stabilire che una domenica al mese i residenti entrano gratis (sempre con una adeguata campagna di comunicazione a sostegno). Introdurre la gratuità insomma non comporta l'automatica crescita del numero dei visitatori. Occorrono una strategia di medio periodo, iniziative coerenti. In questi anni si è fatto molto, soprattutto ad opera di solerti direttori di musei, di Sovrintendenti, di Assessori alla Cultura, dello stesso Ministero. E i visitatori sono aumentati. Molto resta ancora da fare. I musei sono ancora troppo spesso ripiegati su se stessi, con scarse relazioni con il territorio circostante, senza adeguati supporti per la comunicazione e la promozione, poco propensi a mettersi in rete con altri musei del territorio (adottando ad esempio il biglietto unico), restii a ospitare eventi che portano risorse e nuovi visitatori. Fanno eccezione alcune città e alcuni musei, soprattutto di proprietà civica. Pensare che tutto si risolva con la gratuità degli accessi mi sembra una semplificazione eccessiva. Un modo per chiamarsi fuori dalla responsabilità di dotarsi di una politica per i musei che ne faccia il perno della promozione di un territorio, strumento per consolidare l'identità culturale di una comunità, luoghi di aggregazione sociale, strumento della crescità democratica della società locale. E' tornato spesso, in questi mesi, il riferimento alla città di Torino. Un caso arrivato alle cronache nazionali e internazionali. In quella città i musei (civici, statali, privati) hanno dato luogo ad un sistema strutturato che ha dato risultati positivi per i cittadini e per i turisti, che ha prodotto cultura (vedi ad esempio le iniziative a sostegno dell'arte contemporanea, del cinema, del teatro ecc) e ha aperto alle relazioni internazionali. Questa è la strada maestra. Il resto, seppure in buona fede, rischia di essere solo una scorciatoia. Ledo Prato