Sabato, 7 Gennaio 2006 San Vito al Tagliamento Restaurata la pala del Crocifisso. I fedeli che si sono recati ultimamente nel Duomo di San Vito si saranno sicuramente accorti della novità che riguarda il terzo altare a sinistra, vicino alla sagrestia, dove si trova l'olio su tela attribuita a Francesco Zugno (Venezia 17089-1787), un discepolo del Tiepolo. Dietro segnalazione di Giancarlo Magri, la sezione di Pordenone dell'associazione Italia Nostra, che ha come presidente Paola Boranga, ha deciso di assumersi la spesa del restauro della pala alta oltre 2,5 metri per 1,3 di larghezza. Il restauro è stato eseguito dallo stesso Magri dopo aver ottenuto l'ok dalla Soprintendenza e dall'ufficio Beni culturali della Curia vescovile. L'opera si presentava in condizioni conservative non buone, con una superficie pittorica offuscata, sgocciolature e alterazioni di vecchi interventi. Magri è intervenuto con una profonda pulitura, fermatura della pellicola pittorica, rintelatura, colmando con gesso e colletta le parti lacunose. La spesa del restauro è stata di 4.200 euro, assunta dall'associazione nazionale Italia Nostra che grazie al suo interessamento ha permesso di riportare ai colori originali la tela di Zugno, opera che ha accanto altri tesori che contribuiscono ad abbellire il Duomo di San Vito. L'edificio sacro, dedicato ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia, costruito nel 1437 e ricostruito nel 1745, di stile barocco, ad una sola navata, dipinta a pesanti cornici, fiorami, trofei e gonfaloni, ha accanto a sé il campanile, opera di Giovanni da Pordenone, la cui costruzione risale al 1484, e che a distanza di circa 5 secoli, è oggetto in questi mesi di lavori di consolidamento delle fondamenta. All'interno del duomo, oltre a trovare varie opere degli scultori Giovanni e Giuseppe Mattiussi, ci sono opere pittoriche di Gaspare Diziani (1689-1767), una copia della pala dipinta dal Tiziano, Il martirio di San Pietro di autore sconosciuto. Inoltre c'è una pala di Lodovico Pogliaghi (1877-1950) , una tela di Alessandro Varotari (1588-1648), detto il Padovanino e varie tele di Pomponio Amalteo (1505-1588) oltre che un trittico su tavola di Andrea Bellunello (1430-1494).