Soddisfazione per l'imminente nomina da parte di Cariverona dell'ex presidente di Ernst Young Sarà il «controller» dei conti. E intanto il ministro avverte: «Risparmiate» La notizia, peraltro ancora ufficiosa, che la Cariverona vorrebbe presto nominare un proprio consigliere nella Fondazione Arena, nella persona di Giovanni Aspes (come anticipato ieri), con poteri forse anche allargati nella parte gestionale, è stata salutata con vivo compiacimento da alcune fonti dello stesso consiglio di amministrazione della fondazione e da alcune forze sindacali (nella fattispecie dalla Cgil ). Per primo si è espresso in termini molto favorevoli, il vice presidente Lino Venturini, dichiarando che «Aspes è persona nota per le sue capacità gestionali - amministrative e in più lo conosco come grande appassionato di musica. Quindi non possiamo che salutare con entusiasmo un suo eventuale ingresso nel consiglio della fondazione, certi che porterà tutta la sua esperienza e nuove energie». Ma anche dal fronte sindacale, almeno da quello della Slc Cgil di Verona, per bocca del suo segretario generale Giuseppe Di Girolamo, giungono messaggi confortanti. Dice Di Girolamo: «Respiriamo finalmente un'aria nuova attorno alla Fondazione Arena, anche se ci sono diversi altri problemi sul tappeto ancora da risolvere. Però l'ingresso di alcuni nuovi sponsor privati, il contributo versato dai soci storici a fine anno, l'arrivo di un consigliere di grande capacità, come Aspes, non possono non farci guardare ad un futuro meno gravido di incertezze. Per quanto concerne un commissariamento della Fondazione, paventato da qualche parte, lo riteniamo solo una mossa strumentale, assolutamente fuori dal senso comune dei fatti, se prendiamo come riferimento la situazione delle altre fondazioni liriche italiane, attualmente in acque ben più grame di Verona». Si parla di un disegno di legge promosso dal presidente della Commissione Cultura del Senato, Franco Asciutti, che vorrebbe anticipare a 42 anni l'età pensionabile per gli artisti dei corpi di ballo. «Mi trova d'accordo, a patto che non si ledano i loro diritti ad una pensione dignitosa ed equa, che li tuteli adeguatamente». Il nuovo statuto della Fondazione Arena apre i battenti anche ad un azionariato anche privato - popolare, questo cambia le prospettive? «Anche in virtù dei nuovi scenari che si stanno aprendo, chiederemo una convocazione ufficiale per capire con quali premesse e quali modalità potremo eventualmente aderire ed avere, di conseguenza, la partecipazione alle assemblee dei soci e quindi di essere consultati». Ci sono iniziative, anche da parte del Governo di bloccare certi istituti, come i contratti integrativi aziendali. D'altronde già l'articolo 3 ter, delle Disposizioni in materia di fondazioni lirico sinfoniche, recitava al quarto comma che «I contratti integrativi aziendali delle fondazioni, lirico sinfoniche sono sottoscritti esclusivamente nelle materie e nei limiti stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro e non possono disciplinare istituti non esplicitamente loro demandati dal medesimo contratto collettivo e non possono derogare a quanto previsto in materia di vincoli di bilancio». Ora si tenta di estendere ulteriormente i termini di questo provvedimento. Come risponde il sindacato? «Non solo il Governo tenta di bloccarli, ma anche la stessa Anfols dei sovrintendenti. Come Arena non abbiamo un contratto in scadenza, che fra due anni. Quindi il decreto non ci riguarda. L'integrativo lo abbiamo sottoscritto a suo tempo e intendiamo venga rispettato. L'Arena è un teatro anomalo, con le sue specificità, che nessun altro ha in misura pari. Se si tratta di allestire un tavolo di discussione per armonizzare alcune voci del contratto, siamo disponibili a confrontarci». Ieri intanto, alla riunione dell'Anfols a Roma, presenti tutti i sovrintendenti, è giunto un messaggio chiaro e fermo da parte del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Rocco Buttiglione. In sintesi, ha detto il ministro, le Fondazioni lirico sinfoniche non devono far conto su nuovi aiuti al Fus. I fondi statali in futuro saranno invece sempre meno, ma rimane l'obbligo di chiudere assolutamente i bilanci in pareggio. Di conseguenza: adeguarsi ed essere più "virtuosi".