Per duemilacinquecento anni, uno dei luoghi in cui, nella civiltà occidentale, si sono dibattuti i temi centrali della convivenza, dell'esistenza, della politica, è stato quella forma di evento culturale dal vivo che si chiama "teatro". Oggi, secondo molti, questa forma di performing art - termine inglese che porremmo tradurre come «arte dal vivo» - starebbe per estinguersi, così come si estinguono specie animali, varietà di piante, tipi di vestiario, forme di pensiero. Questa arte, l'arte teatrale , fin dalle sue origini (nell'antica Grecia) aveva dato luogo a grandi dibattiti civili e religiosi, e in occasione dei Giochi olimpici, alle gare tra scrittori di tragedie e di commedie accorreva praticamente tutta la cittadinanza di Atene. Attraverso gli antichi miti rappresentati negli enormi teatri con ventimila posti, si rappresentavano sul palcoscenico i problemi morali e civili di quel tempo e di quel luogo. E questo accadeva anche nell antica Roma. Queste forme di spettacolo avevano origine da antichi riti religiosi. La cristianità aveva bandito per mille anni questa forma di spettacolo, perché proprio nella Roma antica, all'epoca dei primi imperatori cristiani, era degenerata in esibizioni licenziose e crudeli. Nella civiltà occidentale il teatro era rinato nel Medioevo in forma di sacre rappresentazioni che si svolgevano sul sagrato delle chiese. E poi, nel Quattro-Cinquecento vi fu l'avvento del grande teatro spagnolo, italiano e per coronamento di quello inglese, con in testa William Shakespeare, uno dei più gemali scrittori mai esistiti. Anche quello fu un teatro dove si panava dei 1 cosiddetti «grandi temi», ma anche della vita sociale, del costume, delle malefatte, degli eroi negativi (Riccardo III, Macbeth, Messer Nicia della Mandragola del Machiavelli) e anche di quelli positivi (Amleto, Romeo e Giulietta, El Cid). Vi furono anche le commedie di puro intrattenimento ma di alto valore artistico come l'Aminta del nostro Torquato Tasso. E potremmo continuare fino ai giorni nostri, fino al recente premio Nobel Harold Pinter, o al suo predecessore Samuel Becket Si tratta si dei giorni nostri, ma non del nostro oggi. Piuttosto del nostro ieri. Oggi ci siamo svegliati accorgendoci che questa forma d'arte è praticamente scomparsa. Ma come, se le sale teatrali di Londra, Parigi, Roma, Berlino sono sempre piene, e lo sono ancora di piùi quelle dei Paesi "nuovi arrivati" nell'Unione Europea? Eppure questa forma d'arte pare sia in grave crisi. Leggo continuamente articoli sui quotidiani e sulle riviste a questo proposito. Come mai? Di quale crisi si tratterebbe? Perché questa "crisi" questa volta pare essere quella definitiva per il teatro? Si tratterebbe di una crisi di idee? Del distacco sempre più netto di questa forma rfarte dai problemi veri del mondo di oggi? Preciso che sto parlando soprattutto del teatro di prosa, cioè dell'arte in cui gli attori parlano e gesticolano in prima persona, in carne e ossa, e pronunciano discorsi con senso logico, esprimono pensieri, rappresentano figure quasi reali. Ci sono tante altre forme di performing art ma io sto parlando di questa. Di questa, che ha dato all'umanità uno Shakespeare, capace di vedere e rappresentare con la forza di un profeta la civiltà umana, l'Uomo così corri è, di un Molière scrutatore di anime degno di Freud. Ma in che cosa consisterebbe il problema, se le sale teatrali sono piene? Il problema, secondo me, non sta soltanto in questa forma d'arte, maintuttararte della cultura occidentale, anzi di tutta la cultura occidentale, un tempo egemone sul mondo. In essa oggi prevale qualcosa che esula dalla vita; dagli enormiproblemi, enormi ingiustizie. La cultura occidentale, non proprio nella sua totalità, ma in gran parte è un eroe negativo. Partecipe delle ingiustizie, o quando non proprio partecipe, silenzioso di fronte a esse. O quando non è silenzioso, ne parla in modo blando, retorico, superficiale. Ciò che chiamiamo "cultura", e in questo caso "teatro occidentale", è come svuotato della funzione finóra svolta. A favore di che cosa avviene questo svuotamento? A favore di che cosa oggi lo spettacolo teatrale è puro intrattenimento, stordimento, ripetizione e reinvenzione (a volte ingegnosa) di vecchie formule? Dove sono il coraggio, la fantasia dei granai autori? Esiste solo il mercato e l'uomo-massa manovrato da questo mercato? Esiste soltanto la legge del più forte? No. E se ilteatro di prosa sta per svuotarsi di significato, verrà qualcosa di nuovo che scuoteràle coscienze come il teatro stesso ha fatto fino a ieri e oggi non fa più.
Dietro la crisi del teatro c'è quella dell'Occidente
Il teatro è una forma di arte dal vivo che ha avuto un impatto significativo nella civiltà occidentale per duemilacinquecento anni. Ha dato luogo a dibattiti civili e religiosi, e ha rappresentato i problemi morali e civili del tempo. Tuttavia, secondo l'autore, il teatro sta per estinguersi, e ciò accade anche se le sale teatrali sono ancora piene. La crisi del teatro non è solo una crisi di idee, ma anche una crisi di significato, poiché la cultura occidentale è diventata un eroe negativo che partecipa alle ingiustizie e non parla di esse in modo significativo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo