La «Natività tra i SS. Francesco e Lorenzo» trafugata a Palermo. Il dipinto del '600, che sovrastava l'altare maggiore dell'Oratorio di San Lorenzo, sarebbe passato tra le mani di boss II furto del Caravaggio, avvenuto a Palermo trentasette anni fa, ha provocato una ferita non ancora rimarginata. Fu nel corso della notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, probabilmente fra le tre e le quattro, mentre come nei copioni dei più efferati crimini Palermo era battuta da una pioggia violenta, che venne compiuto il temerario e sacrilego colpo. Gli ignoti ladri raggiunsero l'Oratorio di San Lorenzo, che si trova in via Immacolatella, una via del centro storico prossima alla chiesa di San Francesco d'Assisi, immettendosi nel luogo sacro attraverso una porticina posteriore. Scardinarono con facilità la serratura ed entrarono nell'Oratorio, carico di candide statue di stucco del Serpotta, non protetto da alcun sistema di allarme. Saliti sull'altare maggiore, staccarono la pesante tela (centimetri 268 per 197) lungo i bordi della cornice, servendosi di lamette da barba, e, dopo avere arrotolato il pesante dipinto, poterono abbandonare l'Oratorio di San Lorenzo indisturbati mentre ancora cadeva la pioggia, dirigendosi verso il Ponte dell'Ammiraglio. Il quadro asportato raffigura la Natività tra i SS. Francesco e Lorenzo. Fu dipinto nel 1609 da Michelangelo Merisi da Caravaggio, un artista di genio nor ancora quarantenne, nell'ultima soste del suo inquieto peregrinare per le contrade del Sud, dopo essere stato costretto a fuggire da Roma dove era stato accusato dell'uccisione di un uomo durante una rissa. Il quadro scomparso, il capolavoro di un maestro della pittura di solitària grandezza, ha mobilitate dal momento del clamoroso furto, il reparto operativo del Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico, con sede a Roma, diretto in passato dal generale Roberto Conforti e attualmente dal colonnello Ferdinando Musella. È stato proprio quest'ultimo a dichiarare nello scorso mese di maggio, a Palermo, che probabilmente il quadro le cui ricerche non sono state mai interrotte non è andato distrutto. Sarebbe intatto e, dopo essere stato in ma-no di boss di grosso calibro, portato in una non specificata località dell'Est europeo. L'alto ufficiale ha ammesso che, nel corso di indagini recenti, sono stati contattati perfino esponenti della mafia. Le affermazioni del colonnello Musella contrastano con le dichiarazioni del pentito di mafia Francesco Marino Mannoia, il quale, durante una udienza del processo Andreotti, nel novembre del 1996, dopo aver confessato di avere commesso il furto, dichiarò che la tela, maldestramente arrotolata, era andata distrutta. Tutte queste circostanze danno le dimensioni di un autentico giallo al furto del Caravaggio siciliano e giustificano l'interesse della comunità internazionale per la ricerca del capolavoro. Si pensi che nello scorso mese di novembre la rivista dei libri (BookReview) del New York Timesha dedicato più pagine al libro The lost paintingdel critico Jo-nathan Harr che ricostruisce la storia di un quadro, La cattura di Cristo riconosciuto, dopo quattro secoli, come opera di Caravaggio. Una tela del Caravaggio, ol tre ad essere senza prezzo, suscita emozioni non soltanto quando si contemplano le figure tracciate dal maestro del Seicento, ma anche quando queste figure si possono soltanto immaginare o vedere attraverso riproduzioni.
Quel furto sacrilego del Caravaggio. Un giallo che dura da trentasette anni
Il dipinto "La Natività tra i SS. Francesco e Lorenzo" di Caravaggio è stato trafugato dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo il 17-18 ottobre 1969. Gli ignoti ladri, che hanno usato una porticina posteriore, hanno scardinato la serratura e hanno arrotolato il dipinto, che misura 268x197 cm. Il quadro è stato portato via durante una pioggia violenta e ha suscitato un grande scandalo. La polizia ha iniziato le indagini, ma non ha ancora trovato il quadro. Nel corso degli anni, ci sono state diverse teorie sul destino del dipinto, tra cui la possibilità che sia stato distrutto o venduto a un boss della mafia.
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