Diciamo la verità, il discorso delia 'gratuità ' o quasi dei biglietti di ingresso ai musei civici di Bologna, salta fuori dal cappello di Cofferati come il dono d'una Befana sociale quando meno ce lo saremmo aspettato. Il fatto è che, piuttosto che dal cappello, forse era meglio che questo regalo che certamente è tale fosse saltato fuori dalla vecchia calza della nonna. Voglio dire: insieme ad altre cose convergenti allo scopo, altre opportunità, altri donativi. Ma andiamo avanti, biglietto gratuito alla mano, e cerchiamo di capire se tutti insieme possiamo essere utili all'impresa. Quella della gratuità nei musei è prerogativa, inglese, dove la libertà di attraversare la National Gallery, in Trafalgar Square, con la borsa della spesa al braccio, è un diritto storico. Sir Denis Mahon ha donato i suoi capolavori a Londra, come a Dublino e a Bologna: chiarendo subito agli anglosassoni che il dono sarebbe tornato al mittente se per caso il museo avesse rimesso in moto la biglietteria. E' un'interpretazione democratico-liberale. Ed è buffo che in Italia non abbia avuto fortuna se non nel 1928. Tutti dissero che era un 'invenzione di Mussolini per farsi pubblicità in Europa. Poi, nel '30, proprio Londra potè organizzare una gigantesca mostra della Pittura Italiana del Rinascimento, nella Royal Academy, e stavolta la pubblicità fu anche assai maggiore. Questo, nonostante Zeri narrasse d'una furiosa tempesta che travagliò, nella Manica, il ritorno della nave che naturalmente si chiamava Leonardo. Lo Stato non ha mai voluto neppure toccare, ridurre, ritoccare il suo biglietto sacro d'ingresso. E questo danneggia anche la buona volontà dei Comuni. Infatti, una gratuità ovvero riduzione artistica vale per tutta, la città: si possono fare, contratti, blocchi turistici, abbonamenti settimanali, ma sempre abbinando tutti i musei. E' una garanzia di successo vero e pieno. Ma vale la pena (economica) di dare gratuità ai musei? Ciò che un tempo sembrava un danno, oggi potrebbe essumere il suono argentino d'una comunicazione allegra: a patto che divenisse nonna perpetua, che ci fossero conferenze lezioni discussioni e anche feste. E che anche i quadri fossero al loro posto, non sacrificati in mostre viaggianti e in feste effimere come luna park. L'economia dell'arte è cambiata, si guadagna più con un quintetto di multe stradali che non togliendo il portamonete a una famìglia di cinque persone di fronte a un bigliettaio addormentato e arcigno. Quello dell'arte deve essere uno spettacolo festoso, intelligente e allegro. E tanto meglio se gratuito.
Musei gratis: facciamo festa con l'arte
Il discorso di Cofferati sulla gratuità dei biglietti di ingresso ai musei civici di Bologna è stato descritto come un regalo "come il dono d'una Befana sociale". Il fatto che il biglietto sia gratuito è stato considerato un dono inglese, dove la libertà di visitare la National Gallery con la borsa della spesa al braccio è un diritto storico. In Italia, la gratuità nei musei è stata introdotta nel 1928, ma non ha avuto fortuna. Il governo non ha mai voluto toccare il biglietto sacro d'ingresso, danneggiando la buona volontà dei Comuni.
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