Nasce, con dolore, la nuova Italia Nostra, ma rinasce: così dicono gli «autoconvocati» di sessanta sezioni in tutta Italia, che accusano il nuovo presidente, Carlo Ripa di Meana e la sua «maggioranza», di «gestione antidemocratica» e di aver messo in vendita la sede storica (villa Astaldi ai Parioli). E sarebbe un bene, il rilancio, visto che è la prima associazione ambientalista sorta in Italia cinquant'anni fa, grazie - tra gli altri - allo scrittore Giorgio Bassani, e può vantare come punti di forza, oltre che un'«expertise» unica sui beni culturali (decine di avvocati, urbanisti, architetti, soprintendenti), un grande lavoro «di base» sul territorio, fuori dei giochi di potere e in difesa dei cittadini. «Il nuovo presidente non è un martire», dice Evaristo Petrocchi, presidente del direttivo regionale dell'Umbria, tra i coordinatori - con Mariarita Signorini (Toscana) e Teresa Liguori (Calabria) - degli autoconvocati. «Per piacere non parliamo di lotta di fazioni ma di rinnovamento, lo vogliono centinaia di soci in tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, sono la parte giovane di Italia Nostra, quella ancora con tanta passione civile e capacità di indignarsi». La protesta, concretizzatasi a dicembre in un incontro a Firenze e nella richiesta di un congresso straordinario (sono state raccolte le firme), è sintetizzata da una delle fondatóri, Desideria Pasolini dall'Onda, presidente negli ultimi otto anni, cioè fino al giugno scorso, quando è arrivato Ripa di Meana. «Vendere la sede significa rinunciare a lottare - dice - e peggio ancora è il silenzio dell'associazione di fronte alle vicende degli ultimi mesi, dalla legge delega per l'ambiente al degrado del Ministero dei Beni Culturali, da una legge urbanistica suicida alla Finanziaria. E' stata zitta o ha parlato a giochi fatti. In sei mesi di gestione immobilista il debito è salito a oltre un milione di euro». In arrivo, inoltre, c'è una diffida al presidente, perché, dicono le sezioni, cambiare sede non è atto di ordinaria amministrazione, non si sa chi abbia fatto la stima dell'immobile (12 milioni di euro) e l'8 per mille stava per fornire soldi freschi, 340 mila euro. Carlo Ripa di Meana respinge le accuse: «La sede storica era quella di corso Rinascimento, villa Astaldi è arrivata solo nell'83. Comunque i 340 mila euro sono stati chiesti per il restauro, la sede è in degrado; se arriveranno sono vincolati. Ma non abbiamo le risorse per gestire una villa così grande. Inoltre, quando sono arrivato ho trovato un buco di un milione e 50 mila euro: la contabilità è a disposizione di tutti». Per il presidente la richiesta di un congresso straordinario «è ridicola, a pochi mesi da quello ordinario di aprile. E poi non sono nemmeno arrivate le firme». Insomma, muro contro muro, guerra delle cifre, accuse e contro accuse di settarismo. Possibilità di accordo per il bene dell'associazione? «L'ho cercato fin dal prima giorno - dice Ripa di Meana - la mia buona volontà non è servita di fronte a certi paradossi e scorrettezze amministrative». «Eravamo disposti a lavorare insieme - ribatte Desideria Pasolini - quando ho proposto una presidente super partes come Salvatore Settis sono stata immediatamente sfiduciata». L'aria da ultima spiaggia, di smobilitazione (la rivista non esce da mesi, gli interventi pubblici dell'associazione sono diventati piuttosto rari) avvilisce prima di tutto il nostro Paese, super potenza mondiale dei beni culturali, se solo volessimo. Un tempo c'erano i Cederna, c'erano i Fazio, i Bassani. Italia Nostra vacilla. Chi difenderà il nostro disgraziato Bel Paese? Mezzo secolo di vita migliaia di soci vip Italia Nostra (la sede è in via Nicolo Porpora 22, a Roma) è nata nel 1955: tra i soci fondatori Giorgio Bassani, Desideria Pasolini dall'Onda, Umberto Zanotti Bianco. L'associazione si batte da cinquant'anni per i beni culturali (musei, biblioteche, archivi storici, aree archeologiche) per i centri storici e i parchi nazionali, senza dimenticare la questione energetica, il modello di sviluppo del Paese, la viabilità e i trasporti, l'agricoltura, gli ecosistemi marini. Le sezioni sono 180, per aprirne una nuova occorrono almeno 15 soci promotori che sottoscrivano un programma. La domanda di riconoscimento deve essere pòi approvata dal Consiglio Direttivo Nazionale. L'iscrizione peri soci prdinari costa 31 euro, per ì giovani (fino a 26 anni) 20. Molti gli iscritti anche all'estero: in questo caso la tessera costa 52.