ROMA Sono arrivati alle carte bollate. Le sezioni ribelli di Italia Nostra hanno spedito un atto di diffida al neopresidente Carlo Ripa di Meana per bloccare la vendita di Villa Astaldi, sede storica dell'associazione, ep er chiedere un congresso straordinario di verifica della linea politica. «Vogliamo fermare la deriva verticistica di Italia Nostra che sta trasformando un'associazione di grande respiro culturale nel partito del no», spiega l'avvocato Evaristo Petrocchi, uno dei coordinatori della protesta. «Vogliamo difendere il paesaggio e i beni culturali senza opporci pregiudizialmente a ogni iniziativa di sviluppo». Lo scontro, che va avanti da sei mesi, rischia ora di trasformarsi in un contenzioso giudiziario che ha per posta la proprietà di Villa Astaldi, un gioiello valutato 12 milioni di euro che dovrebbe essere ceduto per ripianare i debiti. «La vendita della Villa Astaldi mi rattrista perché è sintomo di rinuncia a lottare. Si sta finendo in questi giorni di liquidare un patrimonio culturale e organizzativo testimone di un'epoca», scrive, in unalettera indirizzata a Liberazione, Desideria Pasolini dall'Onda, fondatrice di Italia Nostra e presidente fino allo scorso luglio. «Ma quel che mi addolora maggiormente è il silenzio in cui è caduta Italia Nostra, la sua assenza dalla scena della comunicazione dei grandi temi a lei propri e dei quali era diventata l'interprete maggiore. Tanto per citarne qualcuno: la legge delega in materia ambientale sui rifiuti che ci allontana sempre di più dall'Unione europea, il degrado del Ministero dei Beni Culturali che con la sua nuova burocratizzazione tradisce il carattere scientifico che avrebbe dovuto avere, una finanziaria disastrosa». Un atto d'accusa che Carlo Ripa di Meana rimanda al mittente: «ItaliaNostra era stataportata a un passo dalla bancarotta. Quando sono stato eletto alla presidenza ho trovato una situazione disastrosa: gli stipendi non venivano pagati da due mesi ed era stato accumulato un debito pari al bilancio di quattro anni. Non solo: Villa Astaldi era ridotta in uno stato di penoso abbandono: le collezioni di quadri e di oggetti erano state vendute o disperse e, nel corso di oltre vent'anni, nemmeno un euro era stato investito per valorizzare il bene patrimoniale più prezioso dell'associazione. Quelle che vengono versate adesso sono lacrime di coccodrillo retoriche e irresponsabili. La verità è che il vecchio gruppo dirigente è fuggito lasciando un buco di oltre un milione di euro e io ho trovato i creditori sul pianerottolo». Ripa di Meana precisa che l'iter di vendita è stato già avviato e che non ci sono alternative perché i 340mila euro che proprio in questi giorni starino arrivando dai fondi dell'8 per mille non sono sufficienti per il restauro. Quanto al congresso straordinario, aggiunge il presidente di Italia Nostra, «si deciderà quando arriveranno firme certe e verificabili. Di certo nel congresso ordinario, ad aprile, porteremo avanti la linea di massima autonomia: l'unità degli ambientali-sti, tra cui si nascondono anche cercatori d'oro, non può essere una mordacchia per un'associazione caratterizzata da una linea intransigente». Lo scontro dunque sembra destinato a inasprirsi. Di fronte al rifiuto di Ripa di Meana, Petrocchi ipotizza il ricorso al giudice civile: un «provvedimento cautelare d'urgenza potrebbe evitare un danno grave e irrecuperabile come la vendita di Villa Astaldi».