Torino sogna di riuscire a triplicare i turisti come Barcellona dopo i Giochi. E all'ultimo momento trova la soluzione per risolvere i problemi di bilancio del Toroc vendendo il villaggio olimpico. Il vulcanico assessore al Turismo e alle Olimpiadi di Torino Elda Tessore è l'incarnazione vivente del motto dei XX Giochi invernali: «Passion lives here», la passione vive qui. Uno slogan che contrasta con l'idea che anche molti torinesi hanno della loro città, fatta di grigia routine legata ai ritmi della Fiat, quartieri dormitorio e sobrietà borghese che vuole nascondere quanto di buono sa fare. Eppure, proprio dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino, con la proposta di vendere per 40 milioni di euro parte del villaggio olimpico, è venuta fuori la proposta che dovrebbe risolvere i problemi di bilancio del Toroc, che da un anno coprono come un'ombra l'occasione d'oro della città. L'anno scorso il governo, con la mediazione di Gianni Letta e la nomina di Mario Pescante a supervisore, si era impegnato a risolvere i problemi di bilancio nati da previsioni ottimistiche, mancato sostegno delle grandi aziende italiane e aumento dei costi. Ma nelle ultime settimane il problema è riemerso. Ora i fondi del villaggio olimpico, sommati ai 20 milioni di euro che la Regione dovrebbe versare come sponsor e ai 25 previsti per il gratta e vinci legato alle Olimpiadi, dovrebbero risolvere la questione. Se tutto filerà liscio, il 10 gennaio il consiglio d'amministrazione del Toroc (Torino Organising Committee), l'ente creato per gestire i XX Giochi olimpici invernali, può approvare il bilancio. L'intervento degli enti locali, comporterà il cambiamento della natura del Toroc da ente privato a ente pubblico, ma così sarà garantito il regolare svolgimento dei Giochi. Comunque, fiera della Medals Plaza in piazza Castello «che per 15 giorni diventerà uno spot pubblicitario per Torino su tutte le tv del mondo», Elda Tessore afferma che «tutti gli impianti costruiti in città sono stati progettati in funzione del dopo Olimpiadi» per una città che «superata la monocultura industriale vuole diventare una capitale del design, del cinema e soprattutto il fulcro del sistema turistico piemontese». Così, il Villaggio media, con 1.200 posti letto, diventerà un campus universitario, mentre il Palavela potrebbe ospitare i 45 mila reperti che ora giacciono nelle cantine del Museo Egizio. L'unica struttura che manterrà la funzione specifica di Palazzo del ghiaccio è il Tazzoli, mentre il Pala Isozaki, costruito accanto al restaurato stadio comunale che, dopo le cerimonie olimpìche, tornerà a essere lo stadio del Torino e, per un anno, anche della Ju-ventus durante il riammodernamento del Delle Alpi, ospiterà spettacoli al coperto, dai concerti agli europei di nuoto con circa 8 mila spettatori. Gli spazi di Torino esposizioni, dopo le gare di hockey, saranno destinati a mostre di arte moderna, mentre i 22 mila metri quadrati dell'Ovai, 8 mila spettatori per il pattinaggio di velocità maschile e femminile, diventeranno una prolunga naturale del vicino Lingotto durante le fiere. Il futuro del villaggio olimpico costruito sui vecchi mercati generali (2.500 posti letto) è legato alle vendite decise dal Comune per risolvere i problemi di bilancio del Toroc. La nuova Torino vuole diventare anche una capitale dello sport, e ha già programmato le Olimpiadi degli scacchi, i Mondiali di nuoto pinnato e di scherma e le Univer-siadi nel 2007, di ginnastica artistica nel 2008 e di atletica indoor nel 2009. Sognando un effetto volano sul turismo come quello che a Barcellona, dopo le Olimpiadi del 1992, ha portato il numero dei turisti da 1,7 a 7 milioni. A Torino i primi segni già si vedono, in un anno il numero delle presenze è salito da 1,7 a 2 milioni e si punta all'obiettivo dei 4 milioni di turisti.