Turismo in crisi, musei no. Cantavano vittoria all'indomani del ponte pasquale coloro i quali avevano siglato l'accordo sindacale nazionale per l'apertura straordinaria di Pasqua e Pasquetta. Cantava vittoria lo stesso ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani, convinto d'aver risolto in un sol colpo una crisi che si trascinava avanti da mesi. In realtà, sarebbe bastato aspettare i dati della Soprintendenza fiorentina per ingoiare il boccone della disfatta, reso più amaro, se possibile, dallo sciopero nazionale dei precari che ieri ha creato disagi ovunque, specie agli Uffizi. Flessione dell' 11,98 per cento nel giorno di Pasqua (19896 presenze contro le 22603 del 2002), del 6,53 per Pasquetta (17858 anziché 19105), difficile dire che il polo museale fiorentino abbia fatto il pieno di turisti, nonostante la pioggia battente che avrebbe dovuto favorire le visite. La delicata situazione internazionale si è fatta sentire anche nel mondo delle belle arti e non è bastato l'arrivo di molti italiani a evitare il calo di presenze. Lo stesso soprintendente Antonio Paolucci ha ritrovato nei dati «il segnale inconfondibile della crisi che imperversa nel settore». Il rovescio della medaglia è più che mai evidente e si è manifestato in tutta la sua rabbia nello sciopero nazionale dei precari. Solo a Firenze, l'astensione dal lavoro di 250 custodi (circa il 90 per cento dei contrattualizzati) ha causato la chiusura del museo dell'opificio e la limitazione dei servizi alla galleria dell'Accademia, quella Palatina e il Bargello. Ma è agli Uffizi che durante tutta la giornata è infuocata la polemica. L'assenza di personale addetto alla sicurezza ha causato, fin dall'apertura, lunghe code che hanno raggiunto i 500 metri di lunghezza e due ore di attesa per staccare il tradizionale tagliando d'ingresso. Con i servizi igienici raggiungibili solo alla fine del percorso museale, poi, molti dei turist in fila hanno avanzato lamentele nei confronti della direzione. Alla biglietteria, infine, la vera nota dolente. Agli occhi di chi coraggiosamente l'ha visitata, la galleria degli Uffizi è apparsa così: sale 3, 4, 5, 6 non raggiungibili e con esse tutti i tesori dell'arte senese e fiorentina. Chiuse anche le sale 16, 19, 20, 21, 22, 23, 35, 41 e 42 (Perugino, Signorelli, Giambellino, Giorgione, Correggio, Rubens e l'arte tedesca), 13 delle 28 stanze che costituiscono il museo. Nonostante questo, nonostante i disagi all'ingresso e all'uscita, nonostante le sale che aprivano e chiudevano di continuo per evitare il sovraffollamento, il prezzo del biglietto è rimasto invariato, 8 euro l'intero, 4 il ridotto. Nonostante tutto. Il monito dei responsabili del coordinamento dei lavoratori beni e attività culturali è sembrato chiaro: «Adesso dal ministro Urbani vogliamo fatti - dice Derres Araia -ovvero l'emissione concreta del bando di concorso per tutti i precari promesso ormai da quattro anni. Lo strappo con i sindacati confederali è ormai cosa fatta, abbiamo bisogno di risposte subito. Perché i musei non siano anch'essi precari e non chiudano alla fine dell'anno, perché non si torni più a chiudere la domenica pomeriggio e nei giorni feriali, danneggiando di conseguenza l'economia turistica degli esercenti, della ristorazione e dell'industria alberghiera». E intanto Firenze piange per l'ennesimo dato negativo associato al turismo e alla Pasqua, anche chi credeva d'essersi salvato si è dovuto ricredere. L'alta stagione è ancora lontana dal venire.
Non si salvano nemmeno i musei
Il turismo in Italia è in crisi, ma i musei non sono stati colpiti. A Firenze, gli Uffizi hanno registrato una flessione del 11,98% di presenze il giorno di Pasqua e del 6,53% il giorno di Pasquetta. La situazione è peggiore di quanto previsto, con solo 19896 presenze il giorno di Pasqua e 17858 il giorno di Pasquetta. Lo sciopero nazionale dei precari ha causato disagi agli Uffizi, con la chiusura del museo dell'opificio e la limitazione dei servizi alla galleria dell'Accademia, Palatina e Bargello.
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