John Naisbitt, con i suoi trend e megatrend, negli anni Novanta, coglie la punta delle tendenze più importanti nel pianeta. Mai banale, anticipa le svolte mondiali, come quella della globalizzazione. Nel libro "Megatrends 2000", pubblicato negli Stati Uniti nel 1991, John Naisbitt e Patricia Aburdene indicavano come una delle tendenze principali che qualificano il terzo millennio il rinascimento nelle arti. Con gli anni Novanta scrivono , "le arti prenderanno gradualmente il posto degli sport come principali attività del cosiddetto 'tempo libero'. Questo straordinario megatrend è già visibile nell'esplosione dell'interesse per le arti", incominciato, sin dagli anni Sessanta, negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Gli autori rilevavano che, a partire dal 1965, la frequenza nei musei statunitensi era cresciuta da 200 milioni di visitatori a 500 milioni all'anno, che la stagione di Broadway del 1988-89 aveva superato ogni record precedente, che in ciascun paese dove si fosse diffusa l'economia dell'informazione, era seguito il bisogno di riesaminare la portata della vita di ciascuno attraverso le arti. È una domanda in atto di qualità le cui implicazioni economiche sono tutt'ora sbalorditive. Le mostre e i musei nelle città d'arte e nelle metropoli comportano rendite crescenti per le attività commerciali come i ristoranti, gli hotel, i parcheggi - tutti contributi "diretti" all'economia della città. Il libro riporta l'esempio di una mostra di opere di Chagall, organizzata a Philadelphia nel 1985, che portò 7,5 milioni di dollari di rendite alla città. Negli stessi anni, la mostra "Van Gogh in Arles", al Metropolitan Museum di New York, richiamò 254.604 visitatori non newyorkesi, che spesero almeno 223 milioni di dollari in hotel, ristoranti, spettacoli, trasporti e shopping. Il libro riporta altri elementi d'estremo interesse, come il fatto che, dal 1960 agli anni Novanta, in Giappone si sono costruiti più di 200 nuovi musei, in Germania 200 musei in dieci anni, in Gran Bretagna un museo ogni 20 giorni, e in Unione Sovietica, a seguito della perestroika, si sono create le condizioni per una rinascita culturale senza precedenti. La cosiddetta società dell'informazione ha preparato il terreno di questo rinascimento, insieme con un altro aspetto decisamente importante, ossia il contributo sempre crescente delle donne, professionali e colte, a questo trend d'interesse nei confronti dell'arte e della cultura. I "consumatori" attuali sono inoltre educati ad apprezzare l'arte sin da piccoli e a pagare per usufruire dei servizi e delle offerte collegati con l'arte e la cultura. Questa tendenza ha comportato uno stacco rispetto all'epoca precedente, dove "il modello era quello militare e lo sport era la sua metafora". L'interesse delle persone è passato dallo sport alle arti, con l'implicazione di un secondo rinascimento. Le corporation statunitensi hanno cominciato già negli anni Novanta a rivolgersi all'arte e alla cultura - e non più allo sport - per definire la propria immagine e il proprio marchio sul mercato. Questo rinascimento, da vari anni, non riguarda più solo le metropoli come New York, Tokyo o Parigi, ma fiorisce anche nelle città piccole e medie, e l'Italia è un proprio un paradigma di questa tendenza. E pure in Giappone le grandi mostre si tengono da tempo anche in città come Nagoya, Sapporo o Hiroshima. I tagli federali graduali effettuati negli Stati Uniti ai finanziamenti alle arti hanno comportato, paradossalmente, un effetto di rafforzamento, portando le varie organizzazioni a specializzarsi nel marketing e nell'invenzione di nuove fonti di rendita. Il risultato, scrivono gli autori del libro, è stato quello di avere man mano una art community più libera di formulare il proprio programma e sempre più indipendente dal governo. Questa tendenza si è verificata anche in altri paesi, tra cui, più di recente, l'Italia. In Italia occorre esaminare il ruolo fondamentale che, in questo passaggio, hanno avuto e hanno le fondazioni bancarie, nonché le società di proprietà dei comuni, che hanno lo scopo di coinvolgere aziende sponsor nei progetti culturali nonché di sostenerli e di organizzarli con maggior velocità e leggerezza. Anche questo aspetto restituisce in gran parte il dispositivo rinascimentale del banchiere-principe e dell'artista organizzatore di eventi, architetto, ingegnere, di cui Leonardo da Vinci è l'emblema. il: 01012006 19:06:05 articolo letto: 94 volte