II piano di gestione degli 8 centri del Val di Noto dichiarati patrimonio dell'umanità La festa di Sant'Agata è patrimonio dell'umanità. I catanesi lo pensano da sempre, ma a dirlo, adesso, è l'Unesco che ha inserito i festeggiamenti patronali tra i beni etnoantropologici tutelati così come i monumenti, i beni culturali e paesaggistici delle città tardo barocche del Val di Noto. Si tratta di otto città: Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello Val di Catania, Caltagirone e Catania. Centri rasi al suolo dal terribile terremoto del 1693 e risorti, nell'arco di una quarantina d'anni, con uno stile omogeneo e di qualità, tale da avere convinto l'Unesco nel 2002, a Budapest, in occasione della venti.seiesima sessione del comitato scientifico - a dichiararli «patrimonio dell'umanità» accogliendo così una proposta presentata sette anni prima. Le otto città del Val di Noto sono state considerate espressione del genio, dell'arte e dell'architettura tardo barocca ed esempi di altissima qualità artistica, resi ancora più particolari per l'omogenità geografica, cronologica e artistica della ricostruzione. Nella città di Catania tra i beni mo numentali tutelati dall'Unesco sono stati inseriti la Badia di Sant'Agata, la cattedrale, la Collegiata, tutta via dei Crociferi con le relative chiese, il monastero e la chiesa di San Nicolo all'Arena, il seminario dei Chierici, palazzo Biscari, palazzo Municipale e castello Ursino. Meritevole di tutela anche l'Orto Botanico, in quanto bene naturalistico, i musei di castello Ursino e la casa Verga. Tra i beni immateriali, come detto, è stata inclusa la festa di Sant'Agata. Beni che, insieme a tutti gli altri del Val di Noto dichiarati patrimonio dell'umanità, saranno gestiti secondo un piano elaborato e coordinato dal-l'arch. Mirella Muti, sovrintendente di Siracusa, e dall'arch. Manuel Roberto Guido del Ministero dei Beni culturali, coadiuvati dagli esperti scientifici prof. arch. Tatiana Kirilova Kirova del Politecnico di Torino, dal prof. Pietro Antonio Valemmo de La Sapienza di Roma e dal gruppo di lavoro del consorzio «Civita» coordinato dalla dott. Giovanna Castelli. Il piano di gestione, sottoscritto dai responsabili della tutela - ministero e assessorato regionale dei Beni culturali e dagli amministratori degli otto Comuni, sarà presentato stamattina, nella sede della sovrintendenza di Catania, dall'assessore regionale ai Beni Culturali Alessandro Pagano. Il piano è un documento complesso che parte dall'analisi delle risorse dell'area - dallo stato di conservazione urbana e dei manufatti, fino all'individuazione dei possibili rischi e degli strumenti di pianificazione e di controllo - per poi fissare una strategia per la valorizzazione e per lo sviluppo del territorio, strategia che passa anche dalle capacità ricettive e turistiche del territorio (alberghi e ristoranti, ma anche strade, ferrovie e aeroporto...). Il piano di gestione indica anche le regole di comportamento che gli otto comuni interessati dovranno seguire per coordinare le iniziative e le strategie di promozione e per ottenere le risorse economiche necessarie. Queste ultime sono soprattutto risorse comunitarie delle quali il piano indica le misure attraverso cui concorrervi per creare strutture, spazi espositivi, teatri, e poi anche per realizzare spettacoli, musica e altre espressioni culturali. L'analisi che oggi sarà presentata alle amministrazioni comunali e provinciali individua i punti di forza e quelli di debolezza del Val di Noto. Tra i primi, i punti di forza, è incluso l'enorme patrimonio monumentale e culturale, la concentrazione territoriale dello stesso, la presenza di fiere e di prodotti artigiani di qualità, quella di feste folcloristiche, di una ricca tradizione culinaria, e di una cultura solidale di origine contadina e la presenza di bagli e masserie da ristrutturare e riutilizzare. I punti deboli sono individuati nella carenza di infrastrutture - strade, ma anche reti informatiche - la scarsa presenza di strategie di marketing di livello europeo, la scarsa diffusione della cultura d'impresa e la scarsa flessibilità degli strumenti di gestione urbana e del territorio. Su questo piano di gestione oggi si terrà un primo confronto pubblico in vista dell'approvazione.