Già negli anni Sessanta un «restauro» alla torre campanaria che aveva visto passare i secoli, edificò un campanile da cartolina illustrata, adorno di vezzose balaustre e da un rivestimento color zafferano che la fece somigliare a un Kursaal o a un casinò di Las Vegas. Nei giorni che seguirono il terremoto del gennaio del 1968 l'interno della chiesa sembrò un orto dopo il passaggio di un nugolo di locuste: scomparvero i marmi e le lapidi secolari sopra le tombe di antichi prelati, il fonte battesimale di marmo rosso, i ritratti degli antichi arcipreti nella sacrestia, le grandi campane di Nola riunite in un angolo come pecorelle smarrite. L'impudenza da parte dei malfattori fu pari alla impunità di chi aveva l'obbligo di sorvegliare gli oggetti di valore, e questo la dice lunga sullo stato di totale abbandono da parte delle autorità. Se una cosa del genere fosse successa a una grande cattedrale tutto il mondo avrebbe gridato allo scandalo. Quando poi, una ventina d'anni dopo il terremoto, si cominciò a parlare di ricostruzione, si toccò il limite del grottesco. Apparve infatti in giro un «progetto» singolare: un edificio rettangolare con una porta e una scalinata. Forse ispirandosi all'arte povera, il povero e ignoto autore aveva scambiato una chiesa per un deposito di vernici e ferramenta. Fu solo nei primi anni Novanta che due sacerdoti rosminiani, l'arciprete Vito Nardin, poi divenuto provinciale dell'ordine per l'Italia, e don Piergiorgio Malacarne, inarrestabile prete trentino, affidarono l'incarico del progetto a un architetto: Paolino Di Stefano, nato a Santa Ninfa e innamorato del suo paese come tutti gli emigrati, docente di Composizione alla facoltà di Architettura di Palermo, ma anche pittore e scultore. Incontrandolo sotto i portici l'avreste scambiato per un venditore di souvenir e vedute della città. Psicologicamente era un altro rosminiano. Hanno fama i rosminiani, quelli almeno che hanno assorbito il pensiero del fondatore, di cattolici liberali, insofferenti di compromessi con chi cerca di imbavagliare la verità e arrestare la circolazione delle idee col peso del potere. Di idee in quel tempo ne circolavano poche, quanto al potere, chi in questi posti lo esercita e in qualunque campo, è come se lo avesse ricevuto sul monte Sinai, direttamente dalle mani del Padreterno. Paolino Di Stefano è morto tre anni fa. Nei circa dieci anni in cui poté dedicarsi alla chiesa non si concesse un giorno di riposo, era il primo a entrare in cantiere, si aggirava di continuo nei meandri della fabbrica a controllare le gettate di cemento, guidare la collocazione degli elementi di sostegno e le coperture, e chiamò in aiuto il figlio da Milano, anch'egli architetto, l'unico di cui si fidasse. Fu amareggiato negli ultimi tempi dagli intralci che gli frappose certo potere, perché il potere non vuole pensieri come si dice in tutt'altro campo di azione, teme che qualcuno possa leggere nel pensiero come in una pagina scritta. Oggi finalmente la costruzione pare avviarsi alla fine di questo mezzo secolo di tribolazioni. Diciamo che è praticamente ultimata. Da uno sguardo d'insieme non ha niente a che vedere con lo squallore delle chiese moderne. Chi l'ha pensata così solenne e riservata ha voluto vergare sul tavolo da disegno il suo testamento spirituale e sciogliere un canto d'amore per questa sua terra natia. Il visitatore rimane interdetto davanti alla grande cupola di plexiglas che la ricopre per intero e riverbera barbagli di luce fino ai paesi della costa. E ammira lo slancio verticale dei grandi pilastri a vista, la fuga delle capriate, il porticato classico che spezza lo stile sul lato nord dell'edificio. E poi i giochi di luci e ombre all'interno delle navate, le vetrate colorate delle grandi cattedrali. Solo visitandola si può apprezzarne la diversità, lo stile personale che è proprio degli edifici nati dall'ingegno e dal sentimento, dalle risorse del mestiere quando diventano pulsazioni del cuore. Scrive il Vasari che l'artista vive la vita delle sue creazioni come una lunga febbre, è probabile che l'architetto che ha creato la Chiesa Madre di questa febbre sia morto.
Palermo - Una cattedrale per Santa Ninfa
La chiesa di Santa Ninfa è stata oggetto di un terremoto nel 1968 che ha causato danni gravi. Negli anni successivi, il progetto di ricostruzione è stato discusso, ma il progetto finale è stato considerato troppo semplice e non rispettoso della chiesa originale. Nel 1990, l'architetto Paolino Di Stefano è stato incaricato di progettare la chiesa. Di Stefano è stato un rosminiano, un gruppo di cattolici liberali che si oppone alla chiesa cattolica tradizionale. Il progetto di Di Stefano è stato realizzato con la collaborazione del suo figlio, anch'egli architetto. Il progetto è stato completato nel 2000 e la chiesa è stata inaugurata.
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