Se ne contano 230 circa contenenti quadri, statue, bassorilievi e tondi in ceramica Rappresentata spesso la Madonna nelle sue varie iconografie classiche L'identità storica e architettonica di una città è definita dai suoi monumenti, dai suoi palazzi patrizi, dalle cinte murarie che circondano l'abitato ma anche dai suoi 'capitelli'. Solitari e pregni di un proprio fraseggio vediamo essere insistenti tra le vie cittadine e periferiche, quei segni votivi che tanto identificano i luoghi toponomastici della stessa città. E' proprio nelle edicole sacre (dal latino aedes 'casa del dio', 'Tempio'), nei capitelli architettonici che si concludono voti comunitari o personali, quei capitoli di vita segnati da ringraziamenti o da dolori. Le centinaia di immagini sparse nel territorio urbano, raccontano piccole storie, tasselli di una vita cittadina dove la fede era soggetto primario, quasi una mappatura di realtà vissuta a fianco dei nostri antichi concittadini. Nella tradizione, si detta che la nascita dei capitelli fosse legata alla presenza di stretti vicoli, scuri e insidiosi, dove nei secoli passati le figure mal intenzionate si nascondevano nell'attesa di qualche malcapitato. In quei luoghi spesso sugli incroci, veniva posta una fonte di luce, quella stessa che in un secondo tempo è usata per illuminare una immagine sacra, divenendo così 'allarme celeste' contro le figure negative. Nella città scaligera, come d'altronde in altri insediamenti urbani, vedremo l'espressione artistica sacra esprimersi in diversi modi; dalle semplici tavolette, alle nicchie, alle edicole, ai capitelli architettonico, che attraverso diversi stilemi si trasformano in grandi espressioni di eleganza, superando magari quei poveri mezzi che i tempi elargivano. Le epigrafie poste alla base in ringraziamento per lo scampato pericolo da pestilenze e conflitti o a voto, divengono piccole pagine di storia del quartiere. Le immagini rappresentate riguardano in città quasi esclusivamente la Madonna nelle sue varie iconografie classiche. Meno rappresentato è il tema cristologico; Cristo infatti rimane l"Assoluto', forse l'inavvicinabile; comunque le poche immagini che lo raffigurano diventano l'espressione della sofferenza della Croce, quella che ogni giorno ci si deve 'caricare'. La agiografia dei santi, indica che soprattutto la periferia, dove l'economia era legata all'agricoltura, usava 'servirsi' delle figure santoriali legate agli eventi metereologici. E' il caso ad esempio di S.Vincenzo Ferrer preposto alla siccità e alle tempeste, che vediamo spesso rappresentato nelle zone agresti, accompagnato dal suo cartiglio che recita 'a fulmine e tempestate proteggimi'. Talvolta si notano incastonati nel muro a protezione della casa stessa, i simboli che rappresentano a bassorilievo il monogramma di S.Bernardino o di S.Benedetto. Percorrendo a volo d'uccello i vecchi rioni scaligeri, sviluppatisi ormai in popolosi quartieri periferici si contano, e la cifra è certo in difetto, circa 230 capitelli votivi, distribuiti nelle varie forme che possono contenere quadri, statue, bassorilievi e tondi in ceramica. Vorremmo accompagnare chi legge, attraverso le vie della nostra città, ad incontrare alcuni esempi tra i più significativi di quelle espressioni artistiche sacre di cui abbiamo parlato. Nel centro cittadino chiaramente si notano le più antiche espressioni di questa nostra arte popolare. Una delle edicole sacre più antiche, risalente cioè al XIII secolo, è il bassorilievo sopra la porta del famoso 'stal dele vècie' alla metà di Corso Portoni Borsari, che mostra la Beata Vergine con Bambino tra gli Arcangeli Michele, Raffaele e la Trinità. In capo a piazza Erbe, verso Via Cappello troviamo l'antica colonna viscontea che riporta le immagini della Vergine e dei Santi Pietro Martire, Zeno e Cristoforo, scolpite da Vittorio di Colbertaldo nel 1929. Più di un secolo fa il capitello era posto vicino alla più nota Berlina. Del 1300 è anche il 'capitello di mercato' di Piazza Bra (trattasi di una copia il cui originale è a Castelvecchio). L'edicola gotica vede scolpite le immagini della Vergine, di S.Giacomo Apostolo, di S.Antonio Abate, del Battista, di S.Martino, di S.Giorgio e del Redentore. Cinquecentesco invece è l'altorilievo di terracotta policroma, di Via Fogge, che mostra una dolce immagine a mezzo busto della Madonna con Bambino. E' databile ai primi del Cinquecento anche l'opera di Francesco Morone, la bella Vergine in trono, che dalla facciata di Palazzo Guglienzi Brognoligo sul lungo Liston, sembra proteggere le passeggiate dei veronesi. In Piazza Cavour è da notare un'altra classica edicola cinquecentesca, inserita sulla casa del pittore Nicolò Giolfino, che rappresenta ad affresco la Madonna con Bambino con S.Antonio e S.Sebastiano. Si colloca agli inizi del '600, la grande edicola inserita nella parete di Palazzo dei Mercanti in Piazza Erbe che rappresenta la Beata Vergine con Bambino, opera dello scultore Girolamo Campagna. Molto evidente e rappresentativa è l'edicola di Corso S.Anastasia, che si distingue per l'accentuata architettura neogotica realizzata postuma nel 1863 da un certo Valerio Pegrassi, che contiene un affresco del XVII secolo ormai fatiscente, attribuito al Marcola che rappresenta la Vergine del Rosario tra i santi Domenico e Caterina. Sotto i romantici portici di Sottoriva, si nota ancora una delle edicole più famose della città. Trattasi di una piccola tavoletta di fattura raffaellesca, che sostituisce l'originale rubato qualche tempo fa, adornata da una cornice ad altorilievo. Una massiccia cornice barocca con due testine di cherubini che fungono da chiave di volta, caratterizza la singolare edicola di pregevole fattura di Vicolo S.Caterina, che rappresenta la Madre che porge il Rosario al Bambino. Attribuibile a Domenico Zorzi, pittore attivo alla fine del '700, è una delle più famose edicole della città, la Madonna con Bambino che vediamo alla fine di Corso S.Anastasia all'angolo con Piazza Erbe, scoperta sotto una serie di manifesti verso la fine degli anni '40. Nel cuore di Verona, sotto il Volto Mercato Vecchio, si trova anche un'edicola recentemente restaurata, che rappresenta una Pietà in marmo lavorato datata 1719 e risistemata dagli stessi 'piassaròti' nel 1893. Passando al secolo successivo citiamo il significativo capitello datato 1864, con architettura neogotica, che contiene un affresco che rappresenta la Madonna col Bambino e ornato di diversi ex voto che troviamo alla fine di Lungadige Porta Vittoria, verso il Cimitero Monumentale. Del 1889 è anche la bella immagine della Madonna di Via Cadrega, che si racconta sia stata trasportata nel luogo dov'è ora, dalle acque del vicino Adige in piena. E' datato 1906 invece, uno dei più significativi capitelli di Verona, nello storico quartiere Filippini. In Vicolo Torcoletto vedremo il tempietto in pietra lavorata che contiene un prezioso affresco raffigurante la Pietà. Questo antico quartiere contiene tra l'altro diversi capitelli votivi. Nei pressi del Duomo, in Vicolo Fontanelle, un dipinto probabilmente d'inizio secolo, posto sull'angolo di un palazzo, mostra con grande poesia l'immagine di una Madonna con Bambino. In Vicolo Calcirelli, si trova un grande capitello ancora oggetto di devozione, che porta l'immagine ad altorilievo della Madonna del Carmine. Qui vicino, in via Teatro Ristori, si ricorda con una bella edicola lo scampato pericolo dall'ultima guerra. Diversi sono infatti i capitelli eretti dal popolo dopo l'ultimo conflitto, per esempio quello in Viale della Repubblica che è quasi un oratorio, voluto dagli abitanti come detta la lunga epigrafe, e quello di Via Mameli. E' significativa anche la piccola e recente immagine della Madonna, che noteremo in un vicolo buio nella Parrocchia di S.Nazaro, Volto Muro Padri, a conferma del motivo iniziale per cui sono nati i capitelli. Una delle poche immagini del Cristo, probabilmente ottocentesco, lo vedremo, proprio nella via che prende il nome dal capitello, posto a protezione dei 'molinari' che operavano nelle vicinanze, per difendersi dall'Adige. Ricordiamo che spesso in funzione apotropaica i capitelli si collocavano sulle porte urbane, rari ormai quelli almeno parzialmente visibili. Si veda ad esempio la bella Annunciazione su tela realizzata da Aristide Bolla nel 1920, che in origine era posta tra i volti di Porta Borsari e ora spostata sulla parete del palazzo adiacente, Palazzo Benciolini. Sulla stessa porta restano lacerti di un precedente affresco. Un bel ciborio in legno contenente un trittico, che rappresenta la Vergine col Bambino con ai lati S.Domenico e S.Zeno, ormai fatiscente, è ancora collocato sotto gli archi di Porta Vescovo. Diversi Ex Voto un tempo coronavano il capitello che è stato coperto recentemente con una tavola di compensato. E' da sottolineare che il tempo sembra non aver sbiadito quell'alito di spiritualità percorso in questa nostra tradizione, è infatti evidente la cura che in generale gli stessi proprietari o gli stessi abitanti del quartiere dedicano a questa loro eredità storica, i fiori e un lumino acceso sono sempre presenti, una mano pia sembra spesso perpetuare l'antico credo, ma molti capitelli avrebbero bisogno di un accurato restauro conservativo per recuperare anche l'immagine della storia della nostra città. Vorremmo chiudere questa nostra breve disquisizione, citando solo alcune denominazioni delle edicole sacre esposte nelle città d'Italia. Vedremo così che il 'capitèl' a Verona diventa 'santèla' nel bresciano, 'ciesulìn' nel Polesine, 'caputèl' nel trentino, 'mainis' in Friuli, 'romitori' o 'spedalini' in Emilia-Romagna, 'tabernacoli' in Toscana, 'madonnelle' a Roma, 'cunedde' in Puglia, 'e maronne' in Campania, 'cone', 'conicelle' o 'conedde' in Calabria, 'santuzzi', 'figureddi' e 'chieseddi' in Sicilia e l'elenco potrebbe essere ancora molto lungo. Ricordiamo sempre l'antico adagio 'preti dotori e capitei, levève el capèl e rispetei'.
L'Arena
3 Gennaio 2005
Verona - I capitei, i segni votivi della città
CA
Carlo Caporal
L'Arena
Artista / Persona
Bene culturale
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