Tra smentite e baruffe tra ministeri prende il via (salvo inconvenienti dell'ultima ora) la "missione umanitaria" italiana in Iraq. Un Hercules C-130 dell'Aeronautica militare dovrebbe partire oggi alla volta di Baghdad e atterrare in giornata all'aeroporto internazionale riaperto da alcuni giorni. Secondo quanto ha affermato ieri a Parigi il ministro Altero Matteoli ai margini dei lavori del G8 dedicati all'ambiente, della spedizione fanno parte solamente otto persone, incaricate, secondo l'esponente del governo, di "contattare l'amministrazione americana per dare una prima occhiata e definire quello che vi è da fare". Nel gruppo di persone che sarà imbarcato questa mattina sull'aereo militare vi sarebbero due rappresentanti del ministero dell'Ambiente, altrettanti delegati dei Beni Culturali, l'ambasciatore Antonio Armellini ed un suo consigliere diplomatico, e quattro militari di scorta. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia dell'invio di un contingente di carabinieri (alcune decine) con compiti di scorta e di valutazione delle necessità e dei rischi in vista della partenza dell'operazione "umanitaria" votata in Parlamento. Successivamente la Difesa ha precisato che, almeno per ora, non è previsto alcun invio di militari e, a giudicare dalle scarne parole del ministro Matteoli, gli otto (o forse più) in partenza oggi dovranno solo "dare una prima occhiata per rendersi conto della situazione". Non è chiaro tuttavia fin dove arriverà "l'occhiata" degli inviati del ministro Matteoli che, secondo le notizie diffuse ieri, si occuperanno del "ripristino delle condizioni di igiene ambientale e sanitaria, degli acquedotti, della raccolta dei rifiuti, del ripristino della rete elettrica, della bonifica dei suoli". Tra le priorità che sono state elencate anche la ricostruzione del porto di Umm Qasr che però si trova nel sud dell'Iraq e si affaccia sulle acque del Golfo. Lo scalo si trova nella parte del paese controllata dai militari britannici e solo in minima parte dai marines statunitensi. La missione sarà incaricata anche di individuare l'area di Baghdad nella quale sarà realizzata una struttura sanitaria con cento posti letto, sale operatorie, laboratori che saranno sistemati in un perimetro di 10.000 metri quadrati. Questo è uno dei compiti che sono stati affidati all'ambasciatore Antonio Armellini che dirige la missione per quanto riguarda la parte civile e umanitaria. Coordinatore della task-force italiana è stato nominato l'ambasciatore Antonio Badini. Nella missione in Iraq si prevede di impiegare 16-18 medici italiani e una ventina tra infermieri e tecnici che saranno dislocati nei principali ospedali di Baghdad, in particolare nella clinica pediatrica di Kadhimiya e nella struttura sanitaria di Al Nouman. In stretto contatto con i capi dell'amministrazione provvisoria americana saranno organizzati invii di aiuti e di medicinali. Nei giorni scorsi fonti della Farnesina hanno precisato che per avviare gli interventi più massicci, come quello per la ristrutturazione delle strade e del porto di Umm Qasr, si attenderà la formazione di un governo provvisorio che, almeno a giudicare dalle dichiarazioni dei vertici americani, potrebbe essere decisa la prossima settimana. D'intesa con gli Usa almeno cinque consiglieri italiani potrebbero essere dislocati nei ministeri iracheni per collaborare con i dirigenti indicati dagli americani. Secondo il ministero degli Esteri alcune aziende italiane già presenti in passato in Iraq si candidano per i lavori di ricostruzione e molte amministrazioni ospedaliere si sono dichiarate disponibili sia ad inviare personale nel paese mediorientale, sia a curare in Italia civili ed in particolare bambini iracheni. «Diverse e importanti incognite» - come fanno sapere fonti della Difesa - frenano intanto la missione dei militari. Dall'Italia dovrebbero partire 2500 soldati, ma ancora non si sa per dove e soprattutto quando.