Tornano a Bologna dopo più di cent'anni grazie alla Fondazione Carisbo le due opere ottocentesche della Manifattura Minghetti Forse è un segno del destino. Dopo più di cento anni due busti in maiolica della Manifattura bolognese Minghetti tornano a Bologna, grazie alla recente acquisizione da parte della Fondazione Carisbo. I monumentali busti, che raffigurano presumibilmente Achille e Paride, realizzati attorno al 1880-90 nella fabbrica allora situata in via S. Vitale-87, erano probabilmente stati inviati in Francia nel negozio in Rue du Bac 43, aperto nei primi anni del Novecento e chiuso all'inìzio della Grande Guerra. Dalla Francia sono stati segnalati alla Fondazione, che li ha acquistati, e ora troneggiano in uno dei saloni di Palazzo Saraceni. Pezzi simili per mole e per particolarità, rappresentanti gli imperatori romani Tiberio e Caligola, sono esposti al Vìctoria and Albert Museum di Londra. Probabilmente tutti questi busti facevano parte di una serie di personaggi celebri, come ad esempio i Cesari, o altre figure allegoriche che non rientravano nella regolare produzione, della quale conosciamo più che altro l'oggettistica ed alcuni monumenti presenti in chiese bolognesi. Achille e Paride, iconograficamente, erano inediti, finché un saggio pubblicato sulla rivista Faenza del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza li ha aggiunti alle tante opere ceramiche di Minghetti conosciute. Achille (alto 1 metro e largo 68 centimetri), eroe greco figlio di Peleo, dal volto imberbe, sfoggia sulla testa un elmo, decorato a girali vegetali su fondo turchino, con cimiero a forma di arpia. Lo stesso decoro è ripreso sulla tunica, arricchita nella parte centrale da una testa leonina, mentre su una spalla è raccolto un drappo rosso e verde. Paride (alto 91 cm. e largo 70 cm.), figlio di Piiamo, eroe troiano, principe e pastore, seguendo l'iconografia classica porta sulla testa il berretto frigio ed indossa una drappeggiata pelle leonina fermata sulla spalla come una clamide. I pezzi non sono marcati, come sempre accadeva per le opere di questa tipologia, tuttavia l'attribuzione è consequenziale per la caratteristica tavolozza cromatica, giallo-oro, turchino, verde su smalto bianco, e per l'intera morfologia, tipiche della manifattura stessa. Al punto che anche i piccoli grumi, ossia lo smalto non particolarmente liscio, presenti in qualche punto dei busti, diventano validi elementi di attribuzione: il Corona, celebre eri1 tico d'arte, già citava questi difetti come propri della Manifattura Minghetti nelle opere di grandi proporzioni. La produzione della fabbrica Minghetti, pur seguendo lo stile dei Della Robbia, dei Fontana di Pesaro o dei Patanazzi di Urbino, ha costituito un genere neorinascimentale del tutto personale ed inconfondibile, incontrando il gusto del grande pubblico allora come oggi.