L'annuncio dell 'operazione «porte aperte al museo» fatto da Cofferati, ovvero l'ingresso gratuito per le oltre 40 collezioni permanenti comunali, ha il sapore trendy-chic delle cose che fanno notizia per una settimana, incluse le Feste. Ma da qui a pensare che servirà a riempire i musei comunali ce ne corre. Passiamo all'esempio pratico, il Museo Morandi. Raccoglie 250 opere tra dipinti, disegni e incisioni: la più grande collezione al mondo di un maestro dell'arte moderna. Ricostruisce persino, con un pizzico di voyeurismo a fin di bene, lo studiò di via Fondazza dell'artista. Inquadra in maniera filologicamente corretta e scientifica la sua ricerca. Insomma, sulla caria è per Bologna quello che il Museo vati Gogh è per Amsterdam, vale da solo come dieci e più mostre del Primaticcio (scusate il paragone politicamente scorretto), ma quando va bene è visitato da 170 persone al giorno, scolaresche comprese. A Bologna se ne parla solo quando si paventa il suo spostamento al Forno del Pane, come se questo fosse il male dei mali, ma ci si guarda bene dal risvegliarlo dal letargo. I bolognesi che sono andati almeno una volta, a vederlo sono mosche bianche, i ra-gazzini ci vengono portali in gita (ma fino a 14 anni non pagano), i turisti sono meno, molti meno del previsto. Possiamo pensare che il vero problema siano i 4 euro del biglietto (il cinema ne costa 7 e mezzo, senza contare che con 8 euro per tre giorni si visitano tutti i musei)? Vogliamo credere che non far pagare i musei porti fiumane di bolognesi e di turisti qui in città? Pronti a darsi la voce nei blog dì mezzo mondo: «Via, tutti a Bologna che lì nei musei entri a sbafo...». Ma ve li immaginate? E' chiaro che in tempi di crisi tutto vale, anche il biglietto gratis. E' chiaro che, per rimanere all'esempio del Museo Morandi, se i visitatori paganti sono 100 al giorno, questo vorrà dire un mancato introito per le casse di Palazzo d'Accursio di 3-400 euro. Possiamo credere che la spesa sia assolutamente sostenibile, Sirio e Rita sono galline dalle uova d'oro. Ma non basta rifarsi alla logica del British Museum, gratuito ma con inviti perentorii a donare (give us money generously), per ottenere le file al botteghino. Se la politica di valorizzazione delle collezioni permanenti che fa il Comune si ferma al biglietto gratuito, al massimo conquisterà qualche titolo di giornale. La vera rivoluzione, ammesso che il sindaco la voglia fare, sarebbe invertire la logica che premia sempre e comunque le mostre rispetto ai musei: perché dobbiamo promuovere eventi che durano 100 giorni, e lì metterci del denaro, invece di puntare su un 'istituzione, come il Museo Morandi, che potrebbe vivere di tante mostre collaterali, di nuove acquisizioni, dì ricerche e studi che promuovano Bologna attraverso il maestro?
BOLOGNA: Musei gratis, ma la sfida è un'altra
L'operazione "porte aperte" al Museo Morandi di Bologna, che consente l'ingresso gratuito alle oltre 40 collezioni permanenti, è stata accolta con scetticismo. Il museo, che raccoglie 250 opere di Umberto Boccioni, è visitato solo 170 persone al giorno, scolaresche comprese. I visitatori sono pochi, anche se il biglietto è gratuito. Alcuni suggeriscono che il problema sia il prezzo del biglietto, ma altri ritengono che il vero problema sia il fatto che il museo non sia visitato abbastanza. Si discute anche della politica del Comune di valorizzare le collezioni permanenti rispetto alle mostre.
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